Borse europee caute, occhi sulla Bce: petrolio e tassi tengono i mercati sotto pressione
- piscitellidaniel
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Avvio di settimana prudente per le Borse europee, con gli investitori concentrati soprattutto sulle prossime decisioni delle banche centrali e sulle nuove tensioni che stanno interessando il mercato dell'energia. Piazza Affari ha mostrato inizialmente una maggiore tenuta rispetto agli altri listini del continente, per poi muoversi in una seduta caratterizzata da oscillazioni contenute. A condizionare il clima sono i dati arrivati dagli Stati Uniti, che hanno rafforzato l'ipotesi di una politica monetaria ancora restrittiva, e soprattutto l'attesa per la riunione della Banca centrale europea, chiamata nei prossimi giorni a decidere se aumentare nuovamente il costo del denaro.
Il mercato guarda a Francoforte con aspettative precise. Gli operatori attribuiscono una probabilità elevata a un rialzo dei tassi di 25 punti base, che porterebbe il tasso sui depositi al 2,50%. Sarebbe il secondo aumento del 2026, giustificato dal ritorno delle pressioni inflazionistiche, alimentate in particolare dal rincaro delle materie prime energetiche. Una parte degli analisti ritiene inoltre possibile un ulteriore intervento entro la fine dell'anno qualora l'inflazione dovesse mantenersi persistentemente sopra l'obiettivo della Bce. Per imprese e famiglie europee si riapre così una fase nella quale il costo del credito potrebbe rimanere elevato più a lungo di quanto previsto soltanto pochi mesi fa.
A rendere più complesso lo scenario contribuisce il nuovo rialzo del petrolio. Il Brent è tornato nell'area dei 97 dollari al barile, mentre il Wti si è mosso sopra i 92 dollari. Le tensioni in Medio Oriente e i timori per possibili difficoltà nei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz hanno riportato gli acquisti sul greggio. Anche il gas europeo ha registrato nuovi aumenti. Per i mercati finanziari il problema non riguarda soltanto il prezzo dell'energia: un periodo prolungato di quotazioni elevate potrebbe trasferirsi sui costi di produzione e sui prezzi al consumo, costringendo le banche centrali a mantenere una politica monetaria più severa.
Sul mercato obbligazionario la maggiore cautela si riflette sui rendimenti. Il Btp decennale italiano è tornato nell'area del 4,1%, mentre lo spread rispetto al Bund tedesco si è mantenuto su livelli relativamente contenuti. Il movimento conferma come gli investitori stiano ricalibrando le aspettative sui tassi europei. Una Bce più aggressiva tende infatti a esercitare pressione sui titoli di Stato, soprattutto sulle scadenze più lunghe. L'Italia beneficia comunque di uno spread decisamente più contenuto rispetto alle fasi di maggiore tensione degli anni precedenti, elemento che attenua almeno in parte l'impatto dell'aumento dei rendimenti sul costo di finanziamento del debito pubblico.
A Milano la seduta ha mostrato andamenti molto differenti tra i singoli titoli. Lottomatica si è distinta con un forte rialzo, sostenuta dalle prospettive industriali legate all'integrazione con Cirsa e dalle attese di un significativo contributo all'Ebitda nei prossimi anni. Positivi anche alcuni titoli tecnologici e industriali, tra cui Stm, Avio e Prysmian, mentre il rincaro del greggio ha sostenuto il comparto energetico con Eni, Saipem e Tenaris. Sul fronte opposto sono finite sotto pressione Tim e Poste Italiane, nell'ultima fase dell'operazione sul gruppo delle telecomunicazioni, insieme ad alcuni titoli come Amplifon, Diasorin e Nexi.
Il quadro internazionale aggiunge ulteriori elementi di incertezza. Wall Street è rimasta chiusa per la festività statunitense, privando i mercati europei di uno dei principali riferimenti della giornata. I dati americani sull'occupazione, risultati più solidi delle attese, hanno tuttavia rafforzato la convinzione che anche la Federal Reserve possa mantenere un atteggiamento restrittivo. Il prossimo dato sull'inflazione statunitense sarà quindi seguito con particolare attenzione in vista della riunione della Fed di metà settembre. Sul mercato valutario l'euro si è mantenuto poco sopra 1,16 dollari, mentre anche in Giappone aumentano le aspettative di una nuova stretta monetaria da parte della Bank of Japan.
In Asia il quadro è stato più brillante soprattutto per Tokyo, dove il Nikkei ha guadagnato circa il 2%, sostenuto dai titoli tecnologici e dalle società collegate all'intelligenza artificiale e ai semiconduttori. Il contrasto tra la forza di alcuni comparti tecnologici e la prudenza generale degli investitori evidenzia una fase nella quale i mercati stanno selezionando con maggiore attenzione settori e società. La combinazione tra tassi d'interesse, petrolio, inflazione e tensioni geopolitiche rimane il principale elemento di rischio, mentre le prossime decisioni della Bce potranno fornire indicazioni decisive sulla direzione della politica monetaria europea negli ultimi mesi dell'anno.


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