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Intelligenza artificiale e riconoscimento facciale, il Garante chiede limiti rigorosi

Intelligenza artificiale e riconoscimento facciale, il Garante chiede limiti rigorosi


Stanzione esclude sistemi di sorveglianza massiva e richiama la necessità di garanzie adeguate per i dati biometrici.


L’impiego dell’intelligenza artificiale nel riconoscimento facciale deve essere accompagnato da garanzie adeguate e non può trasformarsi in uno strumento di sorveglianza generalizzata. Il presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Pasquale Stanzione, ha richiamato la necessità di preservare libertà individuali e proporzionalità dei controlli.

Le immagini del volto diventano dati biometrici quando sono trattate con tecniche che consentono l’identificazione univoca di una persona. Si tratta di informazioni particolarmente delicate, perché non possono essere sostituite con la stessa facilità di una password.

La disponibilità di telecamere diffuse e sistemi capaci di confrontare automaticamente grandi quantità di immagini accresce il rischio di monitoraggio continuo degli spostamenti e delle relazioni. Per questo occorrono una base giuridica chiara, finalità determinate e limiti rigorosi di accesso e conservazione.

La sicurezza pubblica può giustificare strumenti invasivi soltanto quando siano necessari e proporzionati rispetto a un obiettivo specifico. Raccolte indiscriminate e controlli preventivi sull’intera popolazione alterano invece il rapporto tra cittadino e potere pubblico.

Devono essere valutati anche accuratezza e possibili discriminazioni. Errori di identificazione possono produrre conseguenze gravi, soprattutto in ambito investigativo.

Il controllo umano, la tracciabilità delle consultazioni e verifiche indipendenti costituiscono presìdi essenziali. L’innovazione non viene esclusa, ma deve svilupparsi entro un quadro nel quale la tecnologia rimanga sottoposta alle regole democratiche e alla tutela effettiva dei diritti fondamentali.

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