Serie A, dieci fondi in corsa per la crescita internazionale: obiettivo raddoppiare i ricavi esteri
- piscitellidaniel
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La Serie A accelera sul progetto di espansione internazionale e apre una nuova fase nel rapporto tra calcio italiano e grandi investitori finanziari. Dopo una prima ricognizione che aveva raccolto l’interesse di numerosi operatori, la procedura seguita dall’advisor J.P. Morgan sarebbe entrata nella fase decisiva con una rosa di circa dieci fondi di investimento chiamati a confrontarsi sul futuro delle attività commerciali all’estero. L’obiettivo della Lega è ambizioso: trasformare il campionato italiano in un prodotto globale più redditizio, facendo crescere sensibilmente il valore dei diritti audiovisivi internazionali, delle sponsorizzazioni e delle altre iniziative commerciali sviluppate fuori dall’Italia.
Il punto di partenza è rappresentato dai circa 250-260 milioni di euro annui generati attualmente dai diritti televisivi internazionali. Una cifra significativa, ma ancora distante dal potenziale attribuito alla Serie A e soprattutto dai risultati raggiunti dai principali concorrenti europei. Il piano industriale punta a portare nel tempo i ricavi esteri nell’area dei 500-520 milioni di euro a stagione, sostanzialmente raddoppiandoli. Per raggiungere questo traguardo non sarebbe sufficiente una semplice revisione dei contratti televisivi: servirebbe una struttura commerciale più aggressiva, capace di presidiare direttamente i mercati strategici e di sviluppare il marchio Serie A come prodotto di intrattenimento internazionale.
Tra gli investitori interessati figurano alcuni dei maggiori protagonisti mondiali del private equity e degli investimenti alternativi. Nel corso della procedura sono emersi nomi come Bain Capital, Apollo, General Atlantic e Oaktree, insieme ad altri operatori internazionali. Il loro interesse conferma l’attrattività economica del calcio italiano, nonostante le difficoltà strutturali che continuano a caratterizzare il sistema nazionale. Il progetto allo studio potrebbe prevedere l’ingresso di un partner finanziario con una quota di minoranza nella società-veicolo dedicata alle attività internazionali, lasciando quindi alla Lega e ai club il controllo del business.
La partecipazione potrebbe collocarsi indicativamente tra il 10% e il 20%, anche se struttura e dimensione definitiva dell’operazione dipenderanno dalle offerte e dalle valutazioni dei club. Il perimetro non riguarderebbe necessariamente soltanto i diritti audiovisivi: potrebbero essere coinvolte anche sponsorizzazioni, partnership commerciali e altre attività internazionali legate al marchio del campionato. È proprio questa possibilità di costruire un ecosistema commerciale più ampio a rendere l’operazione interessante per gli investitori. La Serie A dispone infatti di club conosciuti in tutto il mondo, milioni di tifosi internazionali e una tradizione sportiva che non sempre è stata trasformata con la stessa efficacia in ricavi globali.
Il piano prevede anche un rafforzamento della presenza fisica della Lega nei mercati considerati più promettenti. L’apertura e il potenziamento di uffici in America Latina, Asia e Africa consentirebbero di lavorare direttamente con broadcaster, sponsor e partner locali, oltre a sviluppare iniziative dedicate ai tifosi. La strategia risponde alla trasformazione del calcio in un’industria dell’intrattenimento nella quale la partita rappresenta soltanto una parte del prodotto. Contenuti digitali, social media, eventi, merchandising, tournée e accordi commerciali possono aumentare il valore economico del campionato durante l’intera settimana e raggiungere pubblici che non seguono necessariamente tutte le gare in diretta.
Il dossier riporta inevitabilmente alla memoria il tentativo del 2020-2021, quando la Serie A aveva negoziato l’ingresso di Cvc, Advent e Fsi nella media company dedicata ai diritti televisivi. All’epoca si parlava di un investimento nell’ordine di 1,7 miliardi di euro per una quota del 10%, ma il progetto non arrivò alla conclusione. L’operazione attuale presenta però una differenza fondamentale: il perimetro è concentrato sullo sviluppo internazionale, evitando di coinvolgere direttamente il cuore dei diritti televisivi domestici. Una configurazione che potrebbe rendere più semplice trovare un equilibrio tra l’esigenza di raccogliere capitali e competenze e quella dei club di mantenere il controllo sugli asset strategici.
La decisione finale spetterà comunque alle società della Lega Serie A. Per approvare un’operazione di questa portata sarà necessario costruire un consenso sufficientemente ampio tra i venti club, conciliando interessi economici spesso differenti. La partita finanziaria si intreccia così con quella industriale: l’ingresso di un fondo non avrebbe soltanto lo scopo di fornire risorse immediate, ma dovrebbe contribuire ad aumentare strutturalmente il valore internazionale del campionato. Il vero banco di prova sarà la capacità di trasformare notorietà, storia dei club e seguito globale in ricavi più vicini a quelli delle grandi leghe concorrenti, facendo dell’espansione all’estero uno dei principali motori della crescita futura del calcio italiano.


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