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Merz sotto pressione, la CDU arretra mentre avanza l’asse rosso-bruno nella Germania orientale

La Germania entra in una fase di forte tensione politica e al centro delle difficoltà torna il cancelliere Friedrich Merz. Il risultato delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt ha mostrato con particolare evidenza la crisi della CDU e la crescita dell’Alternative für Deutschland (AfD), capace di conquistare quasi il 44% dei voti, mentre i cristiano-democratici sono precipitati poco sopra il 17%. Un divario che assume un significato nazionale: Merz aveva costruito una parte importante della propria strategia sulla promessa di recuperare gli elettori passati alla destra radicale, ma il voto nell’Est mostra come questo obiettivo sia ancora lontano. La sconfitta riapre così il confronto interno alla CDU sulla leadership del cancelliere e sulla linea da adottare nei confronti dell’AfD.


La Sassonia-Anhalt rappresenta uno dei laboratori più delicati della politica tedesca. Già alla vigilia del voto i sondaggi attribuivano all’AfD oltre il 40%, contro poco più del 20% della CDU. Il risultato ha ulteriormente ampliato la distanza. Dietro questa trasformazione si trovano insoddisfazione economica, timori legati all’immigrazione, sfiducia verso le istituzioni federali e una crescente distanza tra gli elettori orientali e i partiti tradizionali. L’AfD è riuscita a trasformare questo malcontento in consenso, presentandosi come alternativa radicale alle forze che hanno governato la Germania negli ultimi decenni. Per la CDU, che amministrava il Land dal 2002, la perdita della posizione dominante rappresenta quindi un colpo politico particolarmente pesante.


La situazione diventa ancora più complessa per l’emergere di quello che nel dibattito tedesco viene descritto come un possibile “asse rosso-bruno”, espressione utilizzata per indicare convergenze tra forze collocate agli estremi opposti dello spettro politico ma accomunate da alcune posizioni critiche verso l’establishment. In particolare, nell’Est tedesco esiste un elettorato sensibile a temi come la riduzione del sostegno militare all’Ucraina, il riavvicinamento economico alla Russia, la critica alle politiche migratorie e la contestazione delle élite di Berlino e Bruxelles. Su alcuni di questi argomenti possono emergere sovrapposizioni tra l’AfD e componenti della sinistra radicale, anche se restano profonde differenze ideologiche e programmatiche.


Il problema immediato per la CDU riguarda la formazione delle maggioranze. Il partito mantiene la cosiddetta Brandmauer, il “muro tagliafuoco” che esclude qualsiasi collaborazione con l’AfD. Ma la crescita della destra radicale rende sempre più difficile costruire governi regionali senza ricorrere a coalizioni molto ampie tra partiti tradizionalmente concorrenti. Già prima del voto, le proiezioni indicavano che una maggioranza alternativa all’AfD avrebbe potuto richiedere contemporaneamente CDU, Linke, SPD e Verdi. Una combinazione politicamente difficile, soprattutto per i cristiano-democratici, che a livello federale hanno sempre considerato Die Linke un avversario incompatibile su numerosi dossier economici e internazionali.


La pressione investe direttamente Merz, perché la crisi non appare confinata alla Sassonia-Anhalt. A livello nazionale l’AfD è arrivata intorno al 28% nelle rilevazioni più recenti, mentre CDU e CSU sono scese nell’area del 21%. Per il cancelliere è un dato particolarmente problematico: la scelta di irrigidire la linea su immigrazione, sicurezza e competitività economica avrebbe dovuto ridurre lo spazio della destra radicale, ma finora non ha prodotto il risultato sperato. All’interno dell’Unione cresce quindi il confronto tra chi ritiene necessario accentuare ulteriormente il profilo conservatore e chi teme che inseguire l’AfD sui suoi temi finisca invece per legittimarla, spostando progressivamente l’intero dibattito politico verso destra.


Sul risultato pesa anche la difficile situazione dell’economia tedesca. Industria automobilistica, chimica, siderurgia e manifattura energivora continuano a confrontarsi con costi elevati, concorrenza internazionale e debolezza degli investimenti. Merz ha promesso riforme strutturali per rilanciare la competitività, ma molte delle misure necessarie sono politicamente impopolari. Il cancelliere ha ribadito di voler proseguire su questa strada, sostenendo che modernizzare l’economia e il sistema sociale sia indispensabile per difendere la prosperità tedesca. Il rischio è che i tempi delle riforme siano più lunghi di quelli della politica e che il malcontento continui ad alimentare le forze antisistema.


La Sassonia-Anhalt diventa così il simbolo di un problema più ampio: l’indebolimento del tradizionale centro politico tedesco e la formazione di blocchi elettorali sempre più distanti tra loro. La CDU deve decidere come contenere l’AfD senza infrangere il principio di non collaborazione, mentre contemporaneamente deve confrontarsi con una sinistra che nell’Est conserva un consenso significativo. Per Merz la sfida riguarda ormai non soltanto la tenuta della coalizione federale, ma l’identità stessa del centrodestra tedesco, stretto tra la necessità di recuperare gli elettori conservatori e quella di evitare che la polarizzazione trasformi definitivamente il sistema politico della Germania.

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