Ingerenze straniere, il Parlamento Ue si divide sul Centro europeo per la resilienza democratica

Il Parlamento europeo rafforza la strategia contro le ingerenze straniere e la disinformazione, ma il voto sul nuovo impianto dello Scudo europeo per la democrazia evidenzia profonde divisioni anche tra le forze politiche italiane. L’Eurocamera ha approvato una relazione che sostiene il potenziamento del Centro europeo per la resilienza democratica, individuando nella Russia la principale minaccia esterna all’integrità dei sistemi democratici dell’Unione. Il documento ha ottenuto 420 voti favorevoli, 220 contrari e 26 astensioni. Tra gli italiani hanno votato contro Fratelli d’Italia, Lega, Movimento 5 Stelle e Roberto Vannacci, mentre il testo ha raccolto il sostegno, tra gli altri, di Forza Italia, Partito democratico, Azione e Verdi.
Il voto assume un significato politico particolare perché attraversa sia la maggioranza italiana sia l’opposizione. Fratelli d’Italia e Lega si sono ritrovati sul fronte contrario insieme al Movimento 5 Stelle, mentre Forza Italia ha seguito la posizione favorevole del Partito popolare europeo. Contrario anche Roberto Vannacci, oggi collocato nel gruppo Europa delle Nazioni Sovrane dopo l’uscita dalla Lega. Sul versante della sinistra, invece, gli eurodeputati Mimmo Lucano e Ilaria Salis si sono astenuti. La frattura dimostra quanto il tema della difesa dalle interferenze esterne si intrecci con una questione altrettanto delicata: stabilire fino a quale punto le istituzioni europee possano intervenire nel contrasto alla manipolazione dell’informazione senza comprimere il pluralismo politico e la libertà di espressione.
Il Centro europeo per la resilienza democratica non nasce però con il voto dell’Eurocamera. La Commissione europea ne ha già avviato i lavori nel febbraio 2026 nell’ambito dello Scudo europeo per la democrazia, con l’obiettivo di migliorare il coordinamento tra istituzioni dell’Unione e Stati membri. Il Parlamento chiede ora di rafforzarne il ruolo, trasformandolo in un vero centro di eccellenza capace di coordinare le iniziative contro la manipolazione delle informazioni e le ingerenze straniere, mettendo in comune competenze, strumenti e capacità operative. Nella posizione approvata dall’Aula viene inoltre richiesta una partecipazione obbligatoria degli Stati membri e un chiaro controllo parlamentare sulle attività della struttura.
La relazione individua un quadro di minacce molto più ampio delle tradizionali campagne di propaganda. Le interferenze possono comprendere attacchi informatici, sabotaggi, attività di spionaggio, manipolazione delle piattaforme digitali, campagne coordinate di disinformazione e utilizzo dei deepfake. Particolare attenzione viene riservata ai processi elettorali, considerati uno dei principali obiettivi delle operazioni di influenza. Tra le misure indicate figura anche una maggiore trasparenza sulle donazioni politiche effettuate attraverso criptovalute, insieme a strumenti più efficaci contro contenuti artificialmente manipolati e pubblicità fraudolente. Il Parlamento considera la Russia la minaccia principale, ma richiama anche le attività attribuite ad altri Paesi, tra cui Bielorussia, Cina, Iran e Corea del Nord.
Sul fronte contrario, una delle principali preoccupazioni riguarda il rischio che il contrasto alla disinformazione possa trasformarsi in una forma di controllo politico dell’informazione. Le forze che hanno votato contro chiedono che la difesa dalle interferenze straniere non produca organismi sovranazionali dotati di poteri eccessivi nella valutazione del dibattito pubblico. La questione è particolarmente sensibile perché il confine tra una campagna coordinata da un soggetto straniero e la legittima espressione di opinioni controverse può diventare difficile da definire. Per questa ragione il futuro funzionamento del Centro sarà inevitabilmente valutato anche sulla base delle garanzie previste per la libertà di stampa, il pluralismo e il controllo democratico delle sue attività.
Il problema delle ingerenze straniere è da tempo oggetto di attenzione anche in Italia. Il Parlamento italiano ha approfondito il fenomeno attraverso lavori dedicati alle interferenze nei processi democratici europei, evidenziandone la natura strutturale e la capacità di sfruttare divisioni sociali, campagne elettorali e vulnerabilità dell’ecosistema informativo. L’espansione dell’intelligenza artificiale generativa rende inoltre più semplice produrre immagini, video e messaggi falsificati su larga scala, aumentando la velocità con cui operazioni coordinate possono raggiungere milioni di persone. La risposta europea punta quindi non soltanto alla repressione degli attacchi, ma anche alla prevenzione e alla costruzione di una maggiore resilienza democratica.
La partita si sposta ora sull’effettiva struttura del Centro e sulle competenze che gli saranno attribuite. La Commissione intende farne un punto di raccordo tra strumenti già esistenti, Stati membri, ricercatori, organizzazioni della società civile e soggetti impegnati nell’analisi della disinformazione. Il voto di Strasburgo dimostra però che il consenso sull’esistenza della minaccia non coincide necessariamente con quello sugli strumenti da utilizzare per affrontarla. Tra sicurezza delle elezioni, autonomia nazionale, libertà di espressione e necessità di rispondere alle operazioni ostili provenienti dall’estero, il Centro europeo per la resilienza democratica diventa così anche un nuovo terreno di confronto politico sul futuro dell’integrazione europea.





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