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Giulia Sissa, il controcanto che rompe il monopolio maschile della filosofia

52 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min
Giulia Sissa

Sofocle, Platone e Derrida mostrano che anche dentro il canone maschile era possibile mettere in discussione gerarchie e patriarcato.


La filosofia occidentale è stata costruita in larga parte da uomini e ha spesso trasformato la differenza tra i sessi in una gerarchia. Giulia Sissa sceglie però di cercare dentro quello stesso canone le voci capaci di contraddirlo. È il nucleo di “Controcanto”, dove individua in Sofocle, Platone e Jacques Derrida tre passaggi di un pensiero capace di sottrarsi alla logica patriarcale.


Il punto non è trasformare retroattivamente questi autori in pensatori contemporanei, ma riconoscere che anche in società profondamente diseguali era possibile pensare diversamente. La misoginia, in questa prospettiva, non può essere considerata un automatismo inevitabile dell’epoca: esistevano alternative intellettuali e alcuni autori seppero percorrerle.


Sofocle affida ad Antigone una forza politica che rompe l’ordine imposto. La protagonista non accetta che il potere possa stabilire da solo ciò che è giusto e, opponendosi a Creonte, diventa soggetto capace di sfidare l’autorità. Con Platone il passaggio riguarda l’organizzazione della città: nella polis ideale, le funzioni pubbliche non vengono determinate dal sesso, mentre educazione e responsabilità possono appartenere tanto alle donne quanto agli uomini.


Il terzo controcanto arriva nel Novecento con Derrida. La decostruzione mette sotto pressione le opposizioni binarie sulle quali il pensiero occidentale ha costruito gerarchie naturali: maschile e femminile, razionale ed emotivo, dominante e subordinato. Smontare la rigidità di queste coppie significa interrogare il potere nascosto nelle categorie.


La ricerca di Sissa porta così il femminismo fuori da una lettura esclusivamente identitaria. La critica del patriarcato non appartiene biologicamente alle donne, così come la sua riproduzione non è una caratteristica inevitabile degli uomini. È una questione di pensiero, responsabilità e libertà intellettuale.


Rileggere il canone significa quindi evitare sia la celebrazione acritica sia la cancellazione: riconoscere le disuguaglianze che hanno attraversato la filosofia e recuperare quelle deviazioni che dimostrano come un’altra elaborazione della differenza fosse già possibile.

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