Addio a Emma Bonino, la guerriera democratica che ha segnato mezzo secolo di battaglie civili

È morta a 78 anni Emma Bonino, una delle figure più riconoscibili e controcorrente della politica italiana ed europea degli ultimi cinquant'anni. Storica esponente radicale, parlamentare, ministra, commissaria europea e fondatrice di +Europa, Bonino ha attraversato la storia repubblicana trasformando le battaglie per i diritti civili, l'autodeterminazione individuale e lo Stato di diritto nel centro della propria azione politica. Era stata ricoverata nei giorni precedenti per una grave crisi respiratoria e le sue condizioni erano rimaste delicate. La sua scomparsa chiude una vicenda politica iniziata negli anni Settanta e sviluppatasi senza mai abbandonare il filo conduttore del radicalismo liberale, dell'europeismo e della difesa delle libertà personali.
Il nome di Bonino è legato innanzitutto alle grandi campagne che modificarono profondamente la società italiana. Entrata nell'orbita del Partito Radicale di Marco Pannella, partecipò alle mobilitazioni per il divorzio, per la legalizzazione dell'aborto e per una concezione dello Stato nella quale le scelte individuali non fossero subordinate a imposizioni ideologiche o religiose. La battaglia contro l'aborto clandestino diventò uno dei momenti simbolici della sua militanza: arrivò ad autodenunciarsi, assumendosi personalmente il rischio giudiziario di una protesta che puntava a portare nell'agenda politica una realtà sociale fino ad allora confinata nell'illegalità e nel silenzio. Quel metodo – disobbedienza civile, esposizione personale e utilizzo degli strumenti democratici – sarebbe rimasto una costante della sua esperienza pubblica.
La dimensione italiana fu però soltanto una parte del suo percorso. Eletta al Parlamento europeo già alla fine degli anni Settanta, Bonino costruì nel tempo una forte identità internazionale. Tra il 1995 e il 1999 fu commissaria europea, occupandosi tra l'altro di aiuti umanitari e intervenendo direttamente in alcune delle più drammatiche crisi internazionali dell'epoca. Dai Balcani all'Africa dei Grandi Laghi, il suo impegno contribuì a dare una dimensione politica alla diplomazia umanitaria europea. La difesa dei diritti delle donne, la lotta contro le mutilazioni genitali femminili, l'opposizione alla pena di morte e il sostegno alla giustizia penale internazionale ampliarono progressivamente il perimetro della sua attività, trasformandola in una figura conosciuta ben oltre i confini italiani.
Nelle istituzioni nazionali ricoprì numerosi incarichi, mantenendo una posizione spesso autonoma rispetto agli schieramenti tradizionali. Fu ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee nel secondo governo Prodi e, nel 2013, divenne ministra degli Esteri nel governo guidato da Enrico Letta. Nel corso della sua carriera sedette più volte sia alla Camera sia al Senato e continuò a sostenere un'idea fortemente federalista dell'Europa. Per Bonino l'integrazione europea non rappresentava soltanto una costruzione economica o monetaria, ma il presupposto per difendere democrazia, libertà e Stato di diritto in un mondo nel quale gli Stati nazionali, presi singolarmente, disponevano di strumenti sempre più limitati.
Il rapporto con Marco Pannella fu decisivo nella sua formazione politica e attraversò decenni di campagne comuni, pur conoscendo anche momenti di distanza. Bonino ha continuato fino agli ultimi anni a rivendicare quell'eredità radicale, richiamando l'attenzione sui temi del fine vita, delle carceri, della libertà di ricerca, dell'antiproibizionismo e della tutela dei diritti individuali. La nascita di +Europa rappresentò un ulteriore tentativo di dare rappresentanza politica a un'area liberale, europeista e garantista, in una fase nella quale il sistema politico italiano si stava polarizzando intorno a proposte spesso lontane dalla tradizione radicale.
La sua vita pubblica è stata accompagnata anche da una lunga battaglia personale contro la malattia. Nel 2015 annunciò di essere stata colpita da un tumore al polmone e affrontò anni di terapie senza interrompere l'attività politica. Nel 2023 aveva comunicato la conclusione positiva delle cure oncologiche, ma negli ultimi anni erano emersi altri problemi di salute. Pochi giorni prima della morte era stata ricoverata a Roma per un peggioramento della funzionalità respiratoria, inizialmente in terapia intensiva; successivamente era stata trasferita in un'altra struttura sanitaria, mentre il quadro clinico restava delicato.
Con Emma Bonino scompare una protagonista capace di dividere, provocare e costringere la politica a confrontarsi con questioni che spesso avrebbe preferito rinviare. Molte delle campagne alle quali partecipò nacquero quando le possibilità di successo apparivano minime, per diventare successivamente parte del patrimonio legislativo e culturale del Paese. La sua eredità politica resta legata proprio a questo metodo: utilizzare referendum, iniziative parlamentari, mobilitazioni nonviolente e disobbedienza civile per trasformare battaglie minoritarie in questioni nazionali, mantenendo al centro l'idea che libertà individuale, democrazia e responsabilità personale debbano procedere insieme.




Commenti