top of page

Opas Mps, BlackRock e Norges votano con Intesa: il peso dei grandi fondi ridisegna la partita bancaria

2 ore fa
Tempo di lettura: 3 min










L’assemblea di Intesa Sanpaolo ha consegnato un segnale particolarmente forte al progetto di acquisizione di Monte dei Paschi di Siena. L’aumento di capitale destinato a finanziare l’Opas sul gruppo senese è stato approvato dal 96,96% del capitale rappresentato, con la partecipazione al voto del 63,9% del capitale sociale. Dietro il risultato quasi plebiscitario assume particolare rilievo la posizione dei grandi investitori istituzionali internazionali: fondi come BlackRock, Vanguard e Norges Bank, presenti anche nell’azionariato di Mps, hanno sostenuto l’operazione promossa dalla banca guidata da Carlo Messina. Una scelta che rafforza Intesa e introduce un elemento significativo nella complessa partita che coinvolge Siena, Banco Bpm e Banca Generali.


La composizione dell’assemblea spiega la rilevanza politica e finanziaria del voto. Circa il 69,6% del capitale presente era riconducibile agli investitori istituzionali, mentre le fondazioni rappresentavano poco meno del 30%. La componente retail aveva invece un peso marginale. Il sostegno all’aumento di capitale non è quindi arrivato soltanto dagli azionisti storicamente vicini a Intesa, ma anche dalla grande finanza internazionale. Il dato diventa ancora più interessante considerando le partecipazioni incrociate: BlackRock detiene una quota rilevante sia in Intesa sia in Mps, così come Vanguard e Norges Bank. Questi investitori sono dunque esposti economicamente a entrambi gli istituti e sono chiamati a valutare quale configurazione possa generare maggiore valore nel processo di consolidamento bancario italiano.


Il voto non equivale automaticamente a un impegno degli stessi fondi a sostenere ogni successivo passaggio dell’operazione. Tuttavia rappresenta un’indicazione importante. Intesa Sanpaolo ha presentato l’integrazione con Mps come un progetto capace di creare uno dei maggiori gruppi bancari europei, con forti economie di scala e un significativo potenziale di sinergie. Carlo Messina ha quantificato in circa 2,9 miliardi di euro annui le sinergie ottenibili dalla combinazione e ha indicato per la nuova realtà utili superiori a 16 miliardi. Numeri che contribuiscono a spiegare perché gli investitori istituzionali possano considerare favorevolmente un’aggregazione in grado di aumentare dimensioni, redditività e capacità competitiva internazionale.


La partita, tuttavia, è tutt’altro che chiusa. Mps, guidata dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, sta portando avanti una strategia alternativa attraverso le offerte su Banco Bpm e Banca Generali. Siena ha depositato presso la Consob i documenti relativi alle due operazioni e il prossimo passaggio fondamentale sarà l’assemblea del 29 ottobre, chiamata a esprimersi sulle offerte in relazione alle regole applicabili durante il periodo dell’Opas di Intesa. Proprio in quella sede tornerà centrale il comportamento degli stessi investitori istituzionali che hanno appena sostenuto l’aumento di capitale di Ca’ de Sass.


Il tema delle partecipazioni incrociate rende il confronto particolarmente delicato. BlackRock possiede circa il 5% sia di Intesa sia di Mps, mentre Vanguard e Norges Bank dispongono a loro volta di quote nelle due banche. Per questi soggetti il criterio determinante non è necessariamente la difesa dell’autonomia di un singolo istituto, ma la capacità delle diverse operazioni di creare valore nel medio-lungo periodo. L’appoggio fornito a Intesa segnala quindi che l’Opas viene considerata quantomeno un’alternativa industrialmente credibile. Non significa però che i fondi abbiano già deciso come comportarsi quando saranno chiamati a esprimersi sui progetti alternativi elaborati dal vertice di Montepaschi.


L’aumento autorizzato dall’assemblea di Intesa prevede l’emissione di un massimo di circa 5,7 miliardi di nuove azioni, necessarie per la componente in titoli dell’offerta su Mps. Anche le conseguenze sull’azionariato sono rilevanti: nell’ipotesi di adesione integrale all’Opas, le partecipazioni degli attuali soci di Intesa verrebbero diluite. Per gli investitori istituzionali la valutazione deve quindi tenere insieme il sacrificio derivante dalla diluizione e il valore potenzialmente generato dalle sinergie. È proprio su questo equilibrio che si gioca una parte essenziale della convenienza finanziaria dell’operazione.


Il sostegno quasi unanime raccolto da Intesa Sanpaolo rafforza la posizione di Messina ma aumenta contemporaneamente la pressione sul vertice di Mps. Lovaglio dovrà convincere il mercato che le operazioni alternative su Banco Bpm e Banca Generali possono produrre per gli azionisti un valore superiore a quello prospettato dall’integrazione con Intesa. Il prossimo confronto assembleare diventa così un passaggio cruciale del consolidamento bancario italiano: gli stessi grandi fondi internazionali che hanno contribuito al via libera di Ca’ de Sass torneranno protagonisti a Siena, dove il loro voto potrà incidere direttamente sulla direzione futura di Monte dei Paschi e, più in generale, sugli equilibri dell’intero sistema bancario nazionale.

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page