Il riscaldamento globale accelera più del previsto: pesano anche i meccanismi naturali del pianeta

Il riscaldamento globale sta accelerando e gli ultimi studi sul clima indicano che l'aumento delle temperature non può più essere interpretato come una semplice prosecuzione lineare della tendenza osservata negli ultimi decenni. Le analisi più recenti mostrano che dalla metà dello scorso decennio il pianeta si sta riscaldando a una velocità sensibilmente superiore rispetto al passato. Dopo aver corretto i dati per l'influenza di fenomeni naturali come El Niño, le eruzioni vulcaniche e le variazioni dell'attività solare, i ricercatori hanno individuato con elevata significatività statistica un'accelerazione a partire circa dal 2015. La velocità recente è stimata intorno a 0,35 gradi centigradi per decennio, rispetto a circa 0,2 gradi che avevano caratterizzato la tendenza di lungo periodo dalla seconda metà del Novecento.
Alla base del fenomeno rimangono soprattutto le emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane, con l'anidride carbonica che continua a rappresentare il principale fattore responsabile dell'aumento della temperatura. Gli scienziati stanno però concentrando sempre maggiore attenzione sui meccanismi di retroazione naturale, i cosiddetti feedback climatici, che possono amplificare il riscaldamento originariamente provocato dall'uomo. Quando la temperatura aumenta, infatti, alcuni ecosistemi e componenti del sistema terrestre possono perdere progressivamente la loro capacità di assorbire carbonio oppure trasformarsi in ulteriori fonti di anidride carbonica e metano. In questo modo il cambiamento climatico mette in moto processi capaci di alimentare altro riscaldamento.
Tra i fenomeni osservati figurano lo scioglimento del permafrost, le emissioni provenienti dalle zone umide, l'indebolimento della capacità di assorbimento delle foreste e le trasformazioni che interessano laghi, suoli e altri ecosistemi. Il permafrost contiene enormi quantità di materia organica congelata: quando il terreno si riscalda e si scongela, parte di questo materiale viene decomposto dai microrganismi, liberando nell'atmosfera anidride carbonica e metano, un gas serra particolarmente potente. Analogamente, incendi, siccità e temperature estreme possono ridurre la capacità delle foreste di immagazzinare carbonio, creando un circuito nel quale il riscaldamento indebolisce gli assorbitori naturali e aumenta ulteriormente la concentrazione dei gas serra.
Secondo recenti valutazioni scientifiche, l'effetto combinato di questi feedback naturali potrebbe aumentare il riscaldamento previsto entro la fine del secolo di una quota nell'ordine del 20-30% rispetto alle stime che non ne incorporano pienamente l'impatto. In termini di temperatura, il contributo aggiuntivo potrebbe raggiungere circa 0,2-0,4 gradi, a seconda dell'evoluzione delle emissioni e dell'efficacia delle politiche climatiche. Non significa che la natura sia diventata la causa principale del cambiamento climatico: il motore iniziale e dominante resta l'accumulo nell'atmosfera dei gas serra generati dall'uomo. Il problema è che il sistema terrestre, una volta riscaldato, può reagire amplificando parte della perturbazione ricevuta.
Un altro elemento osservato dagli scienziati riguarda gli aerosol atmosferici. Alcune particelle prodotte dall'inquinamento hanno storicamente esercitato un effetto raffreddante, riflettendo una parte della radiazione solare. Il miglioramento della qualità dell'aria e la riduzione di determinate emissioni hanno avuto benefici fondamentali per la salute, ma hanno contemporaneamente ridotto questo temporaneo effetto di mascheramento. La diminuzione degli aerosol raffreddanti viene considerata una delle possibili spiegazioni dell'accelerazione del riscaldamento antropogenico osservata negli ultimi decenni, anche se rimangono margini di incertezza sulla dimensione esatta del contributo.
Il quadro scientifico richiede comunque cautela nell'interpretazione dei singoli anni record. Le temperature eccezionali registrate nel 2023 e nel 2024 sono state influenzate anche dalla normale variabilità climatica, compreso El Niño. Studi recenti mostrano che quei picchi restano compatibili con la combinazione tra riscaldamento di lungo periodo provocato dall'uomo e oscillazioni naturali. Allo stesso tempo, eliminando statisticamente proprio l'effetto di El Niño, dell'attività solare e del vulcanismo, emerge con maggiore chiarezza che la tendenza sottostante ha effettivamente cambiato velocità. È quindi la traiettoria pluriennale, più che il singolo record annuale, a preoccupare maggiormente i climatologi.
Le conseguenze riguardano direttamente gli obiettivi dell'Accordo di Parigi. Il livello di riscaldamento attribuibile alle attività umane ha raggiunto circa 1,37 gradi nel 2025 rispetto all'epoca preindustriale e, mantenendo l'attuale velocità, la soglia di 1,5 gradi potrebbe essere raggiunta intorno al 2030. Ogni frazione di grado aggiuntiva aumenta l'esposizione a ondate di calore, siccità, precipitazioni estreme, incendi, perdita dei ghiacciai e innalzamento del livello del mare. L'accelerazione osservata rende quindi ancora più importante la velocità con cui diminuiranno le emissioni: raggiungere emissioni nette di CO₂ pari a zero rimane il passaggio fondamentale per arrestare l'aumento della temperatura globale, mentre i feedback naturali rendono più ristretto il margine disponibile per intervenire.





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