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Agenzie fiscali, i sindacati chiedono a Leo di rivedere le regole sugli incentivi al personale

2 ore fa
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Si riapre il confronto sulle risorse destinate ai dipendenti delle Agenzie fiscali. Le organizzazioni sindacali chiedono al viceministro dell’Economia Maurizio Leo un intervento sulle nuove regole che disciplinano l’incentivazione del personale, contestando soprattutto il meccanismo di distribuzione delle somme aggiuntive collegato ai risultati ottenuti nella lotta all’evasione, nell’adempimento spontaneo dei contribuenti e nei controlli fiscali. Al centro della discussione c’è il rapporto tra le risorse che confluiscono direttamente nei Fondi per il trattamento accessorio e quelle che, invece, possono essere assegnate dalle singole Agenzie attraverso criteri legati alla valutazione della performance e al contributo fornito al raggiungimento degli obiettivi.


La disciplina introdotta a partire dal 2026 consente di incrementare le somme destinate all’incentivazione del personale fino a una quota non superiore al 60% delle risorse individuate per il 2025. L’entità effettiva dell’incremento viene collegata anche al miglioramento dei risultati di gettito derivanti dall’attività di controllo, dalle iniziative finalizzate a favorire l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari e dai risparmi ottenuti attraverso il disconoscimento definitivo di rimborsi o crediti d’imposta non spettanti. Il principio alla base della norma è quello di collegare una parte della remunerazione accessoria ai risultati prodotti dall’amministrazione finanziaria, rafforzando il rapporto tra produttività, recupero di gettito ed efficienza.


È soprattutto la modalità di ripartizione delle nuove risorse ad aver alimentato le contestazioni. Il 25% della quota aggiuntiva attribuita alle Agenzie incrementa infatti le risorse variabili dei fondi destinati al trattamento accessorio del personale, compresi dirigenti e posizioni organizzative. Per il restante 75%, invece, spetta alle Agenzie individuare il personale che ha contribuito al raggiungimento degli obiettivi, le attività incentivabili e i criteri attraverso i quali determinare gli importi. Una struttura che, secondo le organizzazioni sindacali più critiche, rischia di ridurre lo spazio della contrattazione collettiva e di attribuire alle amministrazioni una discrezionalità troppo ampia nella distribuzione di una parte rilevante delle somme.


La richiesta rivolta a Leo è quindi quella di riconsiderare il sistema, aumentando il peso delle risorse destinate direttamente ai fondi e garantendo una maggiore partecipazione delle rappresentanze dei lavoratori alla definizione dei criteri distributivi. Per i sindacati, il tema non riguarda soltanto l’ammontare complessivo degli incentivi, ma la natura stessa del salario accessorio. Una quota consistente delle retribuzioni dei dipendenti delle Agenzie è infatti legata ai fondi decentrati e agli obiettivi raggiunti. Da qui la richiesta di un sistema considerato più stabile e prevedibile, capace di riconoscere il contributo dell’intera organizzazione senza determinare eccessive differenze tra strutture, territori o singoli lavoratori.


La questione assume un peso ancora maggiore alla luce degli obiettivi assegnati all’Agenzia delle Entrate e all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Negli ultimi anni l’amministrazione finanziaria è stata chiamata ad aumentare l’efficacia dei controlli, migliorare i servizi digitali, accelerare i rimborsi e favorire la compliance fiscale. Le convenzioni con il Ministero dell’Economia prevedono indicatori sempre più dettagliati per misurare produttività, qualità e tempestività delle attività svolte. Parallelamente, le organizzazioni dei lavoratori sottolineano la necessità di accompagnare l’aumento degli obiettivi con nuove assunzioni, percorsi professionali e un adeguato riconoscimento economico per il personale chiamato a conseguirli.


Sul confronto pesa anche il tema delle risorse relative al 2025, che alcune sigle sindacali considerano ancora insufficiente rispetto alle esigenze dei fondi. Negli anni precedenti erano stati previsti stanziamenti aggiuntivi per recuperare almeno parzialmente le somme venute meno nei meccanismi di finanziamento del salario accessorio. Con il nuovo sistema, invece, l’attenzione si sposta soprattutto sugli incentivi collegati ai risultati dal 2026 in avanti. I sindacati chiedono perciò che il Governo intervenga sia sulle annualità pregresse sia sulla struttura futura del finanziamento, evitando che il riconoscimento economico dipenda in misura eccessiva da meccanismi selettivi.


Il dossier coinvolge direttamente anche l’efficienza della macchina fiscale italiana. Collegare una parte delle risorse ai risultati può rappresentare uno strumento per incentivare produttività e qualità dell’azione amministrativa, ma la definizione dei criteri diventa decisiva per evitare squilibri e conflitti. Il confronto con il Ministero dell’Economia si concentra così sul punto di equilibrio tra valutazione delle performance e contrattazione, mentre le Agenzie sono chiamate a sostenere obiettivi sempre più impegnativi sul fronte della compliance e del contrasto all’evasione. La revisione delle regole sugli incentivi diventa quindi una partita che riguarda contemporaneamente retribuzioni, organizzazione del lavoro ed efficacia dell’amministrazione tributaria.

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