Leggere è anche una questione di postura: lo yoga entra nel Festival

Leggere sembra l’attività più sedentaria possibile, ma anche il corpo partecipa alla relazione con un libro. A Festivaletteratura Susanna Binelli ha guidato una pratica mattutina di yoga alla Casa del Mantegna partendo da un’idea semplice: restare immobili a lungo senza dolore richiede consapevolezza posturale, mobilità e capacità di ascoltare i segnali fisici. Il riferimento letterario è “Yoga” di Emmanuel Carrère, uno degli ospiti dell’edizione.
La pratica diventa così un complemento concreto alle giornate del Festival e alle ore trascorse a leggere. Spalle chiuse, schiena affaticata e rigidità sono conseguenze comuni delle posture mantenute a lungo. Gli esercizi proposti lavorano sull’apertura delle spalle, sul sostegno della colonna e sul risveglio muscolare, senza trasformare la lezione in una gara alla posizione perfetta.
Binelli insiste infatti su un principio decisivo: non esiste una postura da raggiungere a ogni costo, ma una posizione adeguata alla persona che la sta praticando. Ci si può fermare, modificare un movimento o saltarlo. L’analogia con i diritti del lettore formulati da Daniel Pennac diventa immediata: così come si può non finire un libro, saltare pagine o rileggere, anche nello yoga il percorso non deve essere imposto da un modello esterno.
Dopo un avvio lento, la pratica accelera e risveglia muscoli e attenzione, per poi tornare al rilassamento. Yoga e lettura condividono in questo senso una disciplina dell’ascolto: chiedono presenza, tempo e la possibilità di sottrarsi alla prestazione. La lettura non è soltanto un’attività mentale e la postura non è un dettaglio marginale. Il corpo determina la qualità del tempo che possiamo dedicare a una pagina, proprio come il ritmo e il silenzio determinano il modo in cui quella pagina viene accolta.






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