Amitav Ghosh, l’immaginazione oltre i confini del presente

Con L’occhio fantasma, lo scrittore intreccia memoria, storia coloniale e crisi ambientale attraverso una vicenda che attraversa il tempo.
Una bambina ricorda luoghi ed esperienze che sembrano appartenere a un’altra vita. Da questa premessa prende forma L’occhio fantasma, il romanzo presentato da Amitav Ghosh a Festivaletteratura.
La storia si apre nella Calcutta del 1969. Varsha, cresciuta in una famiglia vegetariana, chiede di mangiare pesce e descrive un ambiente fluviale che non ha mai conosciuto. Cinquant’anni dopo, durante l’isolamento pandemico a Brooklyn, un altro personaggio si avvicina al suo caso, riaprendo il rapporto tra passato e presente.
Ghosh utilizza questa costruzione narrativa per esplorare i limiti delle rappresentazioni abituali della realtà. Memorie di altre esistenze e premonizioni appartengono all’orizzonte del romanzo e alla riflessione dell’autore sulle possibilità dell’immaginazione.
Anche il cibo assume una funzione decisiva: collega esperienza individuale, ambiente e conoscenze trasmesse.
Il discorso arriva alla crisi climatica e alla difficoltà di percepire fino in fondo trasformazioni già annunciate. La letteratura può rendere vicine conseguenze che appaiono remote, interrogando le abitudini con cui organizziamo il tempo e attribuiamo significato agli eventi. Nel percorso di Ghosh, immaginare significa ampliare l’attenzione verso ciò che il presente tende a lasciare fuori campo.






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