Eyal Weizman, ricostruire i luoghi per custodire la memoria palestinese

Il fondatore di Forensic Architecture dialoga con Nicolò Porcelluzzi sul rapporto tra distruzione, testimonianze e spazio abitato.
La distruzione di un edificio investe anche le relazioni e i ricordi che custodisce. È il nodo affrontato da Eyal Weizman, fondatore di Forensic Architecture, nel confronto con Nicolò Porcelluzzi a Festivaletteratura.
Al centro dell’incontro c’è Ungrounding. Architettura del genocidio, nel quale l’autore ricostruisce le trasformazioni e la distruzione del paesaggio palestinese attraverso una prospettiva storica. La sua analisi collega territorio, infrastrutture e condizioni materiali dell’esistenza.
Nella lettura proposta da Weizman, colpire abitazioni, scuole e ospedali significa compromettere la possibilità stessa di una comunità di continuare a vivere nei propri luoghi. È entro questa interpretazione che l’architetto affronta il tema del genocidio e della cancellazione della memoria.
Il lavoro di Forensic Architecture comprende ricostruzioni tridimensionali fondate anche sulle testimonianze di chi ricorda ambienti scomparsi. Le memorie personali contribuiscono a restituire forma agli spazi e a documentare esperienze altrimenti difficili da rappresentare.
L’architettura assume così una funzione di testimonianza. Ricostruire digitalmente un luogo permette di conservarne le relazioni spaziali e di rendere comunicabile il racconto di chi lo ha abitato, opponendosi alla perdita delle tracce del passato.






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