Scomazzon e Ferrari, l’ironia dei Millennial davanti alla vita adulta

Con Massimo Cirri, gli autori raccontano personaggi alle prese con dipendenze, responsabilità familiari e aspettative deluse.
Diventare adulti non garantisce di trovare una direzione. Nei romanzi di Giulia Scomazzon e Dario Ferrari, presentati a Festivaletteratura nel dialogo con Massimo Cirri, i protagonisti attraversano momenti nei quali le sicurezze costruite iniziano a cedere.
In 8.6 gradi di separazione, Alice è un’insegnante tornata nel paese veneto d’origine. Dietro una quotidianità apparentemente stabile si sviluppa una dipendenza da alcol e benzodiazepine, intrecciata all’isolamento e al difficile rapporto con gli altri.
In L’idiota di famiglia, Igor è un traduttore che coltiva il desiderio di restare invisibile. Il deterioramento cognitivo del padre lo richiama però alle responsabilità familiari e a un passato dal quale pensava di essersi allontanato.
Per entrambi, il ritorno in provincia riapre il confronto con identità assegnate dall’esterno, memorie e aspettative. La distanza tra aspirazioni e realtà diventa anche una questione generazionale.
L’ironia attraversa questi percorsi senza cancellarne il disagio. Permette di osservare le contraddizioni dei protagonisti e dell’ambiente che li circonda. Quando comprende anche chi racconta, diventa una forma di riconoscimento reciproco: ammettere la propria incertezza può aiutare a sottrarsi alla finzione di avere sempre una risposta.






Commenti