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Péterfy e Scego, le vite negate dietro le collezioni dei musei

6 minuti fa
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Péterfy e Scego, le vite negate dietro le collezioni dei musei



Con Melania G. Mazzucco, due percorsi narrativi interrogano la violenza coloniale e la responsabilità di raccontarla.



Che cosa accade quando una persona viene ridotta a oggetto di osservazione? A Festivaletteratura, Gergely Péterfy e Igiaba Scego, in dialogo con Melania G. Mazzucco, affrontano questa domanda attraverso vicende storiche ricostruite dalla letteratura.

Nel romanzo Il barbaro impagliato, Péterfy racconta il legame tra l’intellettuale ungherese Ferenc Kazinczy e Angelo Soliman. L’integrazione di Soliman nella società viennese non impedì che, dopo la morte, il suo corpo venisse trasformato in un reperto da esporre.

Con Figli della foresta, realizzato insieme a Chiara Abastanotti, Scego ricostruisce invece la vicenda di Tukuba e Makunka, due bambini del popolo Aka portati in Italia e sottoposti all’attenzione della comunità scientifica. La perdita dei nomi e della lingua accompagna la sottrazione della loro autonomia.

Le due opere riportano al centro le persone cancellate dalle classificazioni. Il confronto investe anche il presente dei musei: conservare comporta la responsabilità di spiegare come una collezione si sia formata e quali rapporti di potere l’abbiano resa possibile.

La narrazione diventa così uno strumento per restituire individualità a chi è stato esposto come una curiosità, interrogando le omissioni della memoria pubblica.

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