top of page

Mikael Niemi, il Nord dei Sami tra memoria, lavoro e identità

18 minuti fa
Tempo di lettura: 1 min
Mikael Niemi a Festivaletteratura

Un cadavere riemerge dalle torbiere del Nord della Svezia e sembra annunciare un thriller. In “La pietra e la seta”, Mikael Niemi usa invece il mistero per aprire un passaggio tra epoche diverse e riportare alla luce la memoria di Pajala, il paese in cui è nato. Il romanzo intreccia il presente di Siw, giovane capace di preveggenza e di contatto con i defunti, con il passato di Eino, contadino che negli anni Trenta tenta di sottrarsi alla povertà e partecipa all’organizzazione del primo sciopero generale della regione.


Il legame fra i personaggi viene rivelato progressivamente, ma l’operazione letteraria è chiara: trasformare l’io in un noi. Niemi racconta di essersi allontanato nel tempo da protagonisti costruiti come alter ego per rivolgere lo sguardo alla comunità. Pajala, con poche migliaia di abitanti, assume così la forma di una grande storia familiare, nella quale vicende individuali, lavoro e memoria collettiva si sovrappongono.


Il territorio è quello del Sápmi, che attraversa Norvegia, Svezia e Finlandia e conserva le radici della cultura sami. Niemi insiste anche sul linguaggio: la denominazione “Lapponia” porta con sé una connotazione che la comunità rifiuta. Nel romanzo ritualità, credenze e rapporto con la natura non vengono trattati come folklore decorativo, ma come elementi ancora vivi di una specifica visione del mondo.


Il passato restituisce inoltre condizioni materiali durissime: fame, isolamento e lavoro incapace di garantire i bisogni minimi. Da quella precarietà nascono organizzazione collettiva e rivolte dei lavoratori. La dimensione magica non cancella quindi la storia economica e sociale, ma convive con essa. Niemi costruisce un Nord lontano dagli stereotipi turistici, nel quale identità culturale, diritti, memoria e natura restano strettamente intrecciati.


Post correlati

Mostra tutti

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page