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Garofoli indica energia, equità e intelligenza artificiale per la crescita

25 set
Tempo di lettura: 2 min

Nell’intervista sul Pil, l’ex sottosegretario richiama anche i divari territoriali e l’emigrazione dei laureati.

Ridurre il costo dell’energia, aumentare l’equità e usare l’intelligenza artificiale come leva produttiva sono fra le priorità indicate da Roberto Garofoli in un’intervista sulle prospettive dell’Italia. La sua è una proposta di orientamento economico, non un programma di governo già finanziato. Il filo comune è la ricerca di condizioni che permettano alle imprese di investire e alle persone di partecipare alla crescita, evitando che gli incrementi di produttività restino concentrati in pochi settori o territori.

Il costo dell’energia incide sui margini industriali e sulla spesa delle famiglie. Una riduzione stabile richiederebbe interventi sulle fonti, sulle reti e sul funzionamento del mercato, oltre alla gestione delle emergenze di prezzo. Il tema dell’equità riguarda la distribuzione delle opportunità: lavoro, formazione e servizi pubblici determinano chi può beneficiare degli investimenti. Sono questioni con tempi diversi e non si risolvono con un solo provvedimento.

L’IA può migliorare processi, analisi e qualità dei servizi, ma il suo contributo al Pil dipende dall’adozione concreta e dalle competenze. Acquistare strumenti non equivale a ottenere produttività: servono dati utilizzabili, cambiamenti organizzativi e capacità di misurare i risultati. Per le imprese più piccole, il costo di queste trasformazioni e l’accesso alle figure professionali possono essere ostacoli più rilevanti della sola disponibilità della tecnologia.

Garofoli richiama inoltre il divario fra Mezzogiorno e Centro-Nord: il Pil pro capite del Sud resta poco superiore alla metà di quello delle regioni centrosettentrionali, secondo la ricostruzione dell’intervista. Il riferimento all’emigrazione di circa 500 mila laureati dal Mezzogiorno sottolinea la perdita di capitale umano. Sono dati che rendono concreto il tema dell’equità territoriale: senza opportunità locali, una parte dell’investimento in istruzione produce benefici economici altrove. La discussione sulle leve della crescita deve quindi collegare infrastrutture, lavoro qualificato e capacità delle imprese di assorbire innovazione.

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