Investitori istituzionali, il patrimonio supera 1.080 miliardi

Il rapporto Itinerari Previdenziali fotografa crescita delle risorse e ruolo dei gestori nel welfare italiano.
Il patrimonio degli investitori istituzionali italiani supera 1.080 miliardi di euro nel 2025, pari a circa il 48% del prodotto interno lordo. Il perimetro del tredicesimo rapporto Itinerari Previdenziali comprende fondi pensione, Casse professionali, Fondazioni bancarie, sanità integrativa e componenti del welfare privato, incluse polizze vita dei rami I, IV e V.
È essenziale distinguere i perimetri. Il solo aggregato formato dal welfare contrattuale, dalle Casse privatizzate e dalle Fondazioni di origine bancaria raggiunge circa 334 miliardi, contro 142,85 miliardi nel 2007. L’aumento di lungo periodo è del 134%, mentre la crescita rispetto al 2024 è di circa 19 miliardi.
Nel campione patrimoniale analizzato in dettaglio, pari a circa 319 miliardi, il ruolo della gestione professionale è prevalente. 121 miliardi sono affidati tramite mandati e altri 125 miliardi investiti in fondi, strumenti collettivi e polizze. I 246 miliardi rappresentano poco meno dell’80% delle risorse considerate.
Le scelte dipendono dalle funzioni degli enti. I fondi pensione devono collegare investimenti e prestazioni future; le Casse professionali gestiscono anche l’equilibrio fra contribuzioni e pensioni. Le Fondazioni finanziano le erogazioni attraverso i risultati del patrimonio e devono contemperare reddito disponibile e conservazione del capitale nel tempo.
Il 2025 registra rendimenti medi positivi: il rapporto indica il 4,8% per i fondi negoziali, il 5,7% per quelli aperti e il 5,1% per i PIP unit linked. Le differenze risentono delle composizioni dei portafogli e non costituiscono una graduatoria di prodotti omogenei.
La valutazione di lungo periodo considera costi, rischi e capacità di fronteggiare i pagamenti. Gli investimenti alternativi possono ampliare le opportunità, ma la minore liquidità deve essere coerente con gli impegni dell’ente. Per le attività non quotate assumono rilievo la qualità delle valutazioni, il controllo dei gestori e la distribuzione delle scadenze.






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