Eurozona, Pmi ai massimi da 41 mesi: ripartono Germania e Francia

L’indice Pmi composito dell’Eurozona è salito a settembre a 53,1 punti, dai 52 di agosto, raggiungendo il livello più alto degli ultimi 41 mesi. Il dato resta ampiamente sopra la soglia di 50 e indica un’espansione dell’attività privata più solida e più diffusa tra le maggiori economie dell’area.
Il miglioramento è sostenuto soprattutto da Germania e Francia. L’indicatore tedesco è passato da 51,8 a 53,8 punti, mentre quello francese è risalito da 48,5 a 51,1, tornando in territorio espansivo. La Spagna mantiene un ritmo più elevato, con il Pmi dei servizi aumentato da 57,8 a 58,3.
Il ritorno della Francia sopra quota 50 riduce uno dei principali elementi di debolezza del quadro europeo. La contemporanea accelerazione tedesca rafforza il segnale, perché riguarda le due economie con il maggiore peso nell’area dell’euro.
Il Pmi deriva da indagini presso le imprese e non coincide con una stima ufficiale del Pil. Offre però informazioni rapide su produzione, domanda, occupazione e prezzi, diventando un termometro anticipatore della congiuntura e delle aspettative aziendali.
La crescita resta disomogenea. L’Eurozona beneficia di servizi più dinamici, mentre la manifattura può presentare andamenti differenti tra Paesi e settori. Il livello composito sintetizza queste componenti e segnala che, nel complesso, le attività in aumento prevalgono su quelle in diminuzione.
Per la Banca centrale europea il rafforzamento dell’economia si affianca alla valutazione dell’inflazione e dei salari. Un’espansione più resistente può ridurre l’urgenza di nuovi stimoli, ma non elimina i rischi collegati ai costi energetici, alla domanda internazionale e alle tensioni commerciali.
Il dato di settembre migliora la prospettiva di breve periodo dell’area euro, senza garantire che il ritmo venga mantenuto. La conferma dovrà arrivare dai prossimi ordini, dalla produzione industriale e dai consumi, oltre che dalle successive rilevazioni Pmi.






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