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Euro digitale, il terziario chiede micropagamenti senza commissioni

25 set
Tempo di lettura: 2 min
Pagamento contactless su un terminale Pos, foto di repertorio

Confcommercio, Confesercenti, Fipe e Netcomm propongono integrazione nei Pos, uso offline e costi trasparenti per gli esercenti.

L’euro digitale può diventare un nuovo strumento per pagare nei negozi e online, ma il suo impatto sulle imprese dipenderà dai costi e dalla facilità d’uso. Confcommercio, Confesercenti, Fipe e Netcomm accolgono favorevolmente il progetto e preparano una proposta da presentare alla Banca d’Italia nell’ambito della Rome Future Week. Al centro c’è la richiesta di azzerare le commissioni sui micropagamenti.

Per gli esercenti, spiegano le associazioni, le quote fisse applicate a una transazione di importo ridotto possono erodere il margine sulla vendita. La richiesta riguarda ogni canale, dal piccolo negozio all’e-commerce. A sostegno della rilevanza del tema citano dati della BCE secondo cui il 54% delle transazioni nei punti vendita dell’area euro è inferiore a 20 euro.

Un’altra condizione è che la nuova forma di moneta pubblica funzioni con le infrastrutture già disponibili. Le organizzazioni chiedono piena integrazione con i circa quattro milioni di Pos operativi in Italia, con i registratori telematici e con i sistemi di vendita online, evitando nuovi oneri di adeguamento a carico delle imprese.

La possibilità di effettuare pagamenti offline è considerata essenziale per non interrompere gli incassi in caso di guasti o blackout di rete. È un requisito pratico per le attività che devono continuare a operare anche quando la connettività non è stabile. Le associazioni chiedono inoltre che le regole sui costi siano comprensibili prima dell’adozione dello strumento.

Sul prezzo del servizio, la proposta invita a non prendere come riferimento automatico le commissioni medie delle carte di debito dei circuiti privati. Le quattro sigle indicano invece un parametro europeo trasparente, legato alle soluzioni tecnicamente più efficienti. Si tratta di richieste avanzate dal settore, non di condizioni già approvate per l’euro digitale.

Il confronto con la Banca d’Italia mette in evidenza una scelta decisiva per il progetto: rendere accessibile il pagamento al consumatore senza trasferire costi sproporzionati a chi lo accetta. Regole e modello economico restano da definire.

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