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Donald Judd, restaurare senza riscrivere l’opera

14 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Il progetto per gli Artillery Sheds trasforma la conservazione di un’installazione site-specific in un equilibrio tra autenticità, clima e accessibilità.


I due ex capannoni militari che ospitano le cento opere in alluminio di Donald Judd saranno sottoposti a un restauro complesso. Gli edifici, trasformati dall’artista per creare un rapporto preciso tra sculture, luce, architettura e paesaggio, soffrono da anni infiltrazioni, polvere e forti escursioni termiche. L’intervento deve quindi correggere difetti materiali senza alterare l’esperienza spaziale concepita da Judd.


La conservazione riguarda contemporaneamente opera e contenitore. Le sculture non sono semplicemente esposte in un edificio sostituibile: la loro disposizione e la luce naturale concorrono al significato del lavoro. Per la prima volta l’intera installazione verrà rimossa e documentata, con il coinvolgimento del fabbricatore originario Alfred Lippincott e del Getty Conservation Institute.


Il progetto prevede interventi su coperture, drenaggio e facciate, il miglioramento di migliaia di piedi quadrati di superfici vetrate, sistemi a basso consumo, controllo della polvere, raccolta dell’acqua piovana e percorsi più accessibili. Anche il paesaggio sarà trattato attraverso suoli e vegetazione autoctona. La tecnologia viene introdotta con l’obiettivo di restare visivamente subordinata all’architettura esistente.


Dal punto di vista della tutela, il tema centrale è l’autenticità dell’insieme. Conservare non significa congelare ogni materiale, perché l’inerzia esporrebbe opere e visitatori a danni crescenti. Significa individuare quali elementi incorporino l’intenzione artistica e quali possano essere aggiornati senza tradirla. Reversibilità, riconoscibilità tecnica e documentazione delle modifiche diventano criteri di legittimazione dell’intervento.


La rimozione delle sculture richiede una catena di custodia analoga a quella di un grande trasferimento museale: identificazione, condition report, fotografia, imballaggio, assicurazione e controllo di ogni movimentazione. Il successivo riposizionamento dovrà rispettare griglie e relazioni millimetriche, perché una variazione apparentemente minima può modificare il rapporto percettivo tra le opere.


Il cantiere, destinato a durare più anni, rende visibile una nuova idea di responsabilità conservativa. Efficienza energetica, accessibilità e adattamento climatico non vengono aggiunti come requisiti estranei, ma integrati nella custodia del patrimonio. Il risultato sarà giudicato non dalla visibilità dell’architettura nuova, bensì dalla capacità di far percepire ancora l’opera di Judd come un sistema unitario, senza che gli strumenti impiegati per salvarla diventino protagonisti

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