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Pace fiscale sull’Iva al vaglio della Corte di giustizia europea

3 ore fa
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La disciplina italiana della definizione agevolata delle controversie tributarie torna al centro del confronto con il diritto dell’Unione europea. Nella causa C-308/25, l’Avvocato generale presso la Corte di giustizia Ue ha depositato l’11 giugno 2026 le proprie conclusioni sulla compatibilità della misura prevista dalla legge 29 dicembre 2022, n. 197, per le controversie pendenti al 1° gennaio 2023.


La questione assume particolare rilevanza quando la lite riguarda l’Iva, tributo armonizzato la cui corretta riscossione coinvolge direttamente gli obblighi derivanti dall’ordinamento europeo. La definizione agevolata consentiva di chiudere determinate controversie attraverso il pagamento di importi parametrati al valore e allo stato del giudizio.


Secondo la posizione sottoposta alla Corte, il meccanismo deve essere valutato alla luce dei principi europei che impongono agli Stati membri di assicurare l’effettiva riscossione dell’Iva e di non introdurre rinunce generalizzate incompatibili con tale obbligo.


Particolarmente delicato è il profilo degli effetti temporali dell’eventuale pronuncia. L’Italia ha prospettato la necessità di limitare gli effetti retroattivi di una decisione sfavorevole, mentre le conclusioni dell’Avvocato generale si oppongono a tale soluzione.


Le conclusioni dell’Avvocato generale non equivalgono alla decisione della Corte e non ne anticipano necessariamente l’esito. Fino alla pronuncia resta pertanto aperta la questione della compatibilità europea della misura.

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