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Difesa europea, la spesa può salire a 547 miliardi entro il 2029

30 set
Tempo di lettura: 2 min
Impianto produttivo moderno

La spesa per la difesa dei Paesi dell’Unione europea ha raggiunto circa 418 miliardi di euro nel 2025, pari al 2,2% del prodotto interno lordo, e potrebbe arrivare a 547 miliardi entro il 2029. La proiezione dell’Agenzia europea per la difesa implica un aumento fino a circa il 2,8% del Pil, con effetti rilevanti su bilanci pubblici, capacità industriale e catene di approvvigionamento.

La crescita non riguarda soltanto l’acquisto di sistemi d’arma. Include ricerca, munizioni, manutenzione, infrastrutture, cyberdifesa, spazio e resilienza logistica. Perché la spesa generi capacità effettiva servono programmazione pluriennale e standard condivisi. Ordini nazionali frammentati possono moltiplicare i costi e ridurre l’interoperabilità; programmi comuni richiedono invece tempi decisionali più lunghi e una chiara ripartizione industriale.

Per le imprese europee il nuovo ciclo può ampliare portafogli e investimenti, ma introduce anche vincoli. Capacità produttiva, disponibilità di componenti e personale qualificato sono i principali colli di bottiglia. L’espansione rapida richiede contratti abbastanza lunghi da giustificare nuovi impianti, senza creare dipendenza da una domanda pubblica destinata a cambiare con le priorità politiche e con i conti nazionali.

Il peso sui bilanci dipenderà dal modo in cui gli Stati finanzieranno gli impegni. Maggiore spesa può comprimere altre voci, aumentare il ricorso al debito o richiedere entrate aggiuntive. Il confronto corretto non è tra sicurezza e disciplina fiscale in astratto, ma tra programmi con risultati misurabili e stanziamenti privi di coordinamento. Tempi di consegna, quota europea degli acquisti e capacità operative saranno indicatori più utili del solo ammontare nominale.

Per gli appalti, la velocità non può ridurre trasparenza e concorrenza. Accordi quadro, anticipazioni e contratti classificati richiedono controlli su beneficiari effettivi, sicurezza delle forniture e conflitti d’interesse. La crescita del settore può coinvolgere molte imprese civili a doppio uso, che dovranno valutare autorizzazioni, vincoli all’esportazione e protezione delle tecnologie prima di accettare nuovi ordini.

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