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Dieci anni di Brexit pesano sul fashion wholesale

I dati transazionali di JOOR descrivono una progressiva riduzione dell’integrazione commerciale tra marchi britannici e retailer europei.


A dieci anni dal referendum sulla Brexit, i dati raccolti dalla piattaforma B2B JOOR mostrano una modifica strutturale dei rapporti tra imprese britanniche ed europee nel fashion wholesale. L’analisi considera transazioni effettuate tra febbraio 2017 e maggio 2026 e riguarda una rete composta da oltre 14.000 marchi e circa 700.000 operatori commerciali distribuiti in 150 Paesi.


La quota degli acquisti dei retailer europei destinata ai marchi britannici è scesa dal 17% del 2017 a meno del 7% nel 2025. Parallelamente, la quota degli acquisti dei retailer del Regno Unito presso brand dell’Unione europea è passata dal 51% del 2020 al 29% del 2025. I dati descrivono un progressivo disallineamento, pur non rappresentando l’intero mercato mondiale della moda.


Il cambiamento non dipende necessariamente dalla perdita di attrattività dei prodotti. Dopo l’uscita dal mercato unico, ogni transazione può comportare adempimenti doganali, regole sull’origine, gestione dell’IVA, documentazione aggiuntiva e maggiori tempi di consegna. Tali costi incidono in misura più rilevante sugli ordini di dimensioni ridotte e sulle imprese prive di strutture amministrative internazionali.


Sul piano contrattuale, brand e retailer devono definire con precisione chi assume gli obblighi di importazione, il pagamento dei dazi e il rischio derivante da ritardi o classificazioni errate. L’utilizzo non consapevole degli Incoterms può generare costi non previsti e controversie sulla consegna. Anche resi, campionari e sostituzioni richiedono procedure doganali che riducono la flessibilità tipica del wholesale stagionale.


Secondo JOOR, i volumi dei marchi britannici presenti sulla piattaforma sono cresciuti del 48% tra il 2017 e il 2025, mentre quelli dei marchi non britannici sono aumentati del 129%. Il dato indica che il settore del Regno Unito non è necessariamente arretrato in termini assoluti, ma ha partecipato in misura inferiore all’espansione globale osservata nel periodo.


Le imprese stanno reagendo attraverso depositi nell’Unione, rappresentanti fiscali, società controllate e sistemi digitali per la produzione dei documenti. Tali soluzioni riducono l’attrito, ma aumentano i costi fissi e possono rendere meno conveniente l’accesso al mercato per i marchi emergenti. La frammentazione regolatoria diventa così un criterio di selezione commerciale, capace di influenzare gli assortimenti prima ancora della valutazione stilistica del prodotto.

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