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Il controllo della filiera entra nella governance del lusso

L’indagine italiana su nove imprese sposta l’attenzione dai fornitori diretti ai modelli organizzativi, agli audit e alla vigilanza sul subappalto.


L’acquisizione di documenti presso le sedi di nove imprese del lusso, tra cui Brunello Cucinelli, Moncler, Chanel e Bulgari, amplia il perimetro delle verifiche italiane sulle condizioni di lavoro nella filiera. Le richieste delle autorità riguardano in particolare la governance societaria e i presidi adottati per controllare fornitori, subfornitori e ulteriori livelli di affidamento.


Le imprese interessate dalla raccolta documentale non risultano automaticamente responsabili delle condotte contestate ai laboratori. L’attività investigativa mira a ricostruire il sistema decisionale, la conoscibilità dei rischi e l’effettività dei controlli. La distinzione è essenziale: una verifica presso la sede non equivale a un’accertata violazione, ma impone alle società di dimostrare come siano stati selezionati i partner e gestiti gli eventuali segnali di anomalia.


Il modello tradizionale fondato sulla sottoscrizione di un codice etico da parte del fornitore appare insufficiente quando la produzione viene trasferita a soggetti non autorizzati. Occorrono clausole che vietino il subappalto non dichiarato, sistemi di autorizzazione preventiva, accesso ai documenti del personale e verifiche sul rapporto tra prezzi, tempi di consegna e costo effettivo del lavoro. Condizioni economiche incompatibili con il rispetto delle norme possono costituire un indicatore che l’impresa committente non dovrebbe ignorare.


La responsabilità organizzativa coinvolge consiglio di amministrazione, direzione acquisti, produzione, sostenibilità e funzione legale. Gli audit devono essere programmati sulla base del rischio e non limitarsi a visite preannunciate. È necessario controllare la coerenza tra capacità produttiva dichiarata, numero di addetti, orari, consumi energetici e volume degli ordini. Divergenze significative possono indicare l’esistenza di lavorazioni esternalizzate.


Particolare rilievo assume la gestione degli alert. Ogni segnalazione deve essere registrata, valutata e accompagnata da misure proporzionate, quali sospensione degli ordini, ispezioni indipendenti o risoluzione del rapporto. Un intervento tempestivo privo di documentazione può risultare difficilmente dimostrabile; una procedura formalmente corretta ma priva di verifiche sostanziali può essere giudicata inadeguata.


Il valore del Made in Italy dipende anche dalla capacità di provare che il prezzo finale non deriva da compressioni illecite del costo del lavoro. La tutela reputazionale si trasforma così in un dovere di vigilanza continuativa, esteso oltre il primo livello contrattuale.

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