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Cina, nuovo scandalo sui dati del Pil: Tianjin nel mirino per sovrastima pluriennale

Il valore del prodotto interno lordo della città cinese di Tianjin è stato ufficialmente corretto al ribasso, in un nuovo caso di falsificazione statistica che riporta all’attenzione internazionale l’affidabilità dei dati macroeconomici provenienti dalla Repubblica Popolare. Il caso ha riacceso il dibattito su quanto i dati locali contribuiscano a distorcere il quadro reale dell’economia cinese, proprio mentre il Paese sta affrontando una fase di rallentamento strutturale con pesanti ripercussioni interne ed estere.


Secondo quanto emerso dai report interni dell’Ufficio nazionale di statistica, il valore del Pil di Tianjin è stato per anni artificiosamente gonfiato da funzionari locali. La pratica, pur non nuova in Cina, assume particolare rilievo considerando la centralità economica e politica della municipalità coinvolta. Tianjin è infatti una delle quattro città cinesi direttamente amministrate dal governo centrale, con uno status amministrativo pari a quello di province come Guangdong o Sichuan.


Le cifre fornite in passato dalle autorità locali indicavano una crescita annua superiore al 10%, mentre ora la revisione ufficiale ha ridotto la base di partenza di circa 10 punti percentuali per alcuni anni fiscali. I nuovi dati parlano di un Pil molto inferiore rispetto a quello dichiarato fino al 2020, con implicazioni rilevanti anche per il dato nazionale. In un sistema in cui le statistiche ufficiali si costruiscono aggregando le comunicazioni provenienti dai singoli territori, errori o manipolazioni di questa portata incidono sensibilmente sul quadro complessivo.


Le motivazioni dietro la falsificazione dei dati non sono solo tecniche. In Cina, il Pil locale è da anni uno degli indicatori chiave utilizzati per valutare le performance dei quadri politici a livello municipale e provinciale. Il superamento degli obiettivi di crescita rappresenta un criterio informale, ma influente, per la promozione dei funzionari. Questo meccanismo ha alimentato un sistema di incentivi perversi, in cui manipolare le statistiche è diventato, in alcune zone, prassi consolidata per ottenere vantaggi di carriera o risorse aggiuntive dal centro.


Non è la prima volta che Tianjin finisce sotto accusa per irregolarità contabili. Già nel 2018 l’Ufficio municipale delle finanze aveva ammesso una discrepanza significativa tra i dati reali e quelli comunicati. Alcuni distretti della città, come Binhai, noto per ospitare un'importante zona economica speciale, erano stati già oggetto di revisione. L’attuale aggiornamento non fa che rafforzare le preoccupazioni sull’affidabilità delle statistiche regionali in Cina.


Il governo centrale, consapevole del problema, ha da tempo avviato riforme per accentrarne il controllo. Pechino ha rafforzato i poteri dell’Ufficio nazionale di statistica, consentendogli di effettuare audit indipendenti sulle statistiche economiche prodotte a livello locale. Sono stati introdotti meccanismi di verifica incrociata, ad esempio attraverso l’analisi del consumo energetico, del trasporto merci, della tassazione e di altri indicatori oggettivi. Tuttavia, le dimensioni del Paese e l’autonomia amministrativa delle province rendono il monitoraggio complesso e disomogeneo.


Il caso Tianjin solleva anche interrogativi sull’attendibilità del Pil complessivo della Cina, spesso oggetto di analisi critiche da parte di economisti occidentali. Nonostante la precisione apparente delle comunicazioni ufficiali, numerosi osservatori ritengono che l’economia cinese sia regolarmente sopravvalutata rispetto al reale andamento dei consumi interni, della produzione industriale e della crescita dei servizi. Le stime alternative, formulate da enti terzi, suggeriscono una crescita inferiore anche di uno o due punti percentuali rispetto ai dati dichiarati da Pechino.


Le conseguenze del caso Tianjin si estendono anche al sistema finanziario. Un Pil gonfiato può condurre a un eccesso di credito, a piani di investimento pubblici insostenibili e a squilibri nei conti pubblici locali. Questo tipo di dinamiche ha già prodotto, negli anni, episodi di crisi nel settore immobiliare, con l’emergere di debiti occulti contratti da amministrazioni locali o società controllate dallo Stato. Non è un caso che le recenti crisi di colossi come Evergrande o Country Garden siano state accompagnate da crescenti richieste di trasparenza contabile anche nelle istituzioni pubbliche.


L’episodio è destinato ad avere ripercussioni anche sul piano geopolitico. In un momento in cui Pechino rivendica la leadership globale in molti ambiti, dalla tecnologia all’energia, la questione dell’affidabilità dei dati diventa cruciale per i partner internazionali, gli investitori e le agenzie di rating. Il rispetto degli standard statistici internazionali è infatti una condizione fondamentale per la credibilità economica e finanziaria del Paese, tanto più nel contesto attuale segnato da incertezza e competizione sistemica.


Infine, il caso Tianjin mette in luce un nodo strutturale del modello cinese: la difficoltà di conciliare l’enorme centralizzazione del potere con l’effettiva capacità di controllo sugli apparati periferici. Le riforme annunciate nei mesi scorsi da Xi Jinping, finalizzate a rafforzare il ruolo dello Stato nell’economia, non sembrano ancora sufficienti a garantire un sistema di raccolta e gestione dei dati affidabile e coerente. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se il governo centrale sarà in grado di ripristinare la fiducia del pubblico, interno e internazionale, nella validità delle proprie cifre economiche.

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