Bankitalia migliora le stime sul Pil: crescita più solida nel 2026, ma pesa ancora il conto dell’energia
La Banca d'Italia ha rivisto al rialzo le proprie previsioni sull'economia italiana, indicando una crescita del Pil dello 0,6% nel 2026, superiore rispetto alle stime formulate nei mesi precedenti. La revisione riflette una maggiore tenuta dell'attività economica, sostenuta dalla ripresa dei consumi, dal progressivo recupero degli investimenti e da un mercato del lavoro che continua a mostrare segnali di resilienza nonostante il rallentamento del quadro internazionale. Il miglioramento delle prospettive, tuttavia, non cancella le fragilità che caratterizzano l'economia nazionale. Nel nuovo scenario elaborato da Via Nazionale emerge infatti un significativo aumento del disavanzo energetico, destinato a incidere negativamente sulla bilancia commerciale e sulla capacità del Paese di beneficiare pienamente della ripresa. L'Italia continua infatti a dipendere in misura rilevante dalle importazioni di energia e l'aumento dei prezzi delle materie prime registrato negli ultimi mesi rischia di assorbire una parte dei benefici derivanti dalla maggiore crescita economica.
Secondo Bankitalia, il quadro macroeconomico resta complessivamente favorevole, ma fortemente condizionato dall'evoluzione del contesto internazionale. La domanda interna dovrebbe continuare a rappresentare il principale motore della crescita, favorita dalla stabilizzazione dell'inflazione, dal graduale recupero del potere d'acquisto delle famiglie e da condizioni finanziarie meno restrittive rispetto agli anni precedenti. Anche gli investimenti sono destinati a mantenere un andamento positivo, sostenuti dall'attuazione dei programmi legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e dal progressivo allentamento della politica monetaria della Banca centrale europea. Rimangono però elementi di forte incertezza legati alle tensioni geopolitiche, all'andamento del commercio internazionale e alle politiche commerciali adottate dalle principali economie mondiali, fattori che potrebbero incidere sia sulle esportazioni sia sulla fiducia delle imprese.
L'aspetto che desta maggiore attenzione riguarda proprio il deficit energetico. Dopo il miglioramento osservato nel biennio successivo alla crisi del gas, l'incremento delle quotazioni di petrolio, gas naturale ed energia elettrica sta tornando ad aggravare il saldo delle importazioni energetiche italiane. Un maggiore esborso per acquistare energia dall'estero comporta infatti un peggioramento della bilancia commerciale e riduce le risorse disponibili per consumi e investimenti interni. Per un Paese manifatturiero come l'Italia, caratterizzato da un elevato fabbisogno energetico, il costo dell'energia continua quindi a rappresentare uno dei principali fattori di competitività. Secondo Bankitalia, il rafforzamento della produzione da fonti rinnovabili, il miglioramento dell'efficienza energetica e la diversificazione degli approvvigionamenti restano elementi fondamentali per ridurre la vulnerabilità dell'economia italiana agli shock provenienti dai mercati internazionali.
Nel complesso, la revisione delle stime conferma un'economia che continua a crescere, seppure a ritmi moderati, in un contesto caratterizzato da profonde trasformazioni. La maggiore espansione del Pil rappresenta un segnale positivo per imprese, occupazione e finanza pubblica, ma non elimina la necessità di affrontare alcuni nodi strutturali, tra cui la produttività, il debito pubblico e la dipendenza energetica. Per Bankitalia, il consolidamento della crescita richiederà il pieno utilizzo delle risorse europee, il proseguimento degli investimenti in innovazione e infrastrutture e una politica economica capace di rafforzare la competitività del sistema produttivo. La capacità dell'Italia di trasformare il miglioramento congiunturale in uno sviluppo più stabile dipenderà anche dalla riduzione del costo dell'energia e dall'evoluzione dello scenario internazionale, che continua a rappresentare il principale fattore di rischio per le prospettive economiche del Paese.





Commenti