Audi affonda nel primo semestre 2025: crollano utili e margini, rallenta la corsa dell’auto premium tedesca
- piscitellidaniel
- 28 lug
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Il primo semestre del 2025 segna un duro colpo per Audi, che registra una flessione significativa dei principali indicatori economico-finanziari. I dati pubblicati ufficialmente rivelano una contrazione dell’utile operativo del 36,8%, sceso a 3,39 miliardi di euro contro i 5,37 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. Anche il margine operativo ha subito una brusca riduzione, passando dal 10% al 7,7%, segnando così una delle peggiori performance della casa di Ingolstadt negli ultimi anni. Il fatturato complessivo si è attestato a 44 miliardi di euro, anch’esso in discesa rispetto ai 45,2 miliardi registrati nel primo semestre 2024.
La contrazione non riguarda solo il marchio Audi, ma si estende all’intero Audi Group, che comprende anche Ducati, Bentley e Lamborghini. Il calo della redditività è il risultato di una combinazione di fattori, tra cui l’indebolimento della domanda globale, l’intensificarsi della concorrenza nel settore elettrico, i maggiori costi legati alla transizione tecnologica e le tensioni geopolitiche che hanno penalizzato diversi mercati chiave, in particolare la Cina.
A preoccupare maggiormente è il calo dei volumi di vendita. Audi ha consegnato nel semestre 833.000 veicoli, in calo rispetto agli 866.000 dello stesso periodo dell’anno precedente. Anche la quota dei veicoli elettrici e ibridi plug-in ha mostrato una crescita rallentata, nonostante le aspettative del gruppo sulla mobilità sostenibile. Le vendite dei modelli 100% elettrici si sono attestate a circa 83.000 unità, con un incremento molto contenuto rispetto all’anno precedente, evidenziando una difficoltà a penetrare con forza nel mercato EV nonostante i corposi investimenti effettuati nel triennio 2022-2024.
L’amministratore delegato del gruppo Audi, Gernot Döllner, ha commentato i risultati sottolineando come l’azienda stia affrontando una fase di trasformazione molto impegnativa. “Il primo semestre riflette una combinazione di sfide macroeconomiche e interne. Abbiamo però la strategia giusta e continueremo a investire nella nostra gamma elettrica, nei software e nei mercati emergenti”, ha dichiarato il CEO. Döllner ha ribadito l’intenzione di proseguire nel piano strategico per l’elettrificazione totale della gamma entro il 2033, ma ha anche riconosciuto la necessità di una maggiore efficienza industriale e di una revisione dei costi.
Particolarmente rilevante è l’analisi dei dati per marchio. Audi, che rappresenta il core del gruppo, ha registrato un utile operativo in calo del 32%, con un margine operativo sceso al 6,9%. Anche Bentley ha mostrato un deciso rallentamento, con margini contratti e vendite in discesa, soprattutto nei mercati di Medio Oriente e Cina. Ducati ha mantenuto una posizione più stabile, ma ha comunque risentito di un rallentamento nella domanda globale per le due ruote di fascia alta. Lamborghini, che pure ha mantenuto alti livelli di marginalità, ha risentito della limitata capacità produttiva e della riduzione delle consegne programmate per accompagnare il lancio dei nuovi modelli ibridi.
Un altro punto dolente evidenziato nei conti è l’incremento dei costi operativi. L’approvvigionamento di materie prime critiche, come litio e cobalto per le batterie, ha subito aumenti significativi nel primo semestre 2025, aggravati da instabilità nei Paesi fornitori e dalla crescente competizione con altri costruttori automobilistici per le stesse risorse. A ciò si aggiunge l’aumento dei costi logistici, il rallentamento delle catene di fornitura e le difficoltà legate alla disponibilità di semiconduttori per alcune linee produttive.
La Cina, che da anni rappresenta uno dei mercati strategici per Audi, ha visto un calo significativo delle vendite. L’intensificarsi della concorrenza da parte dei produttori locali di auto elettriche, come BYD, Nio e Xpeng, sta mettendo in discussione la leadership delle case automobilistiche europee. Inoltre, i dazi incrociati tra Unione Europea e Cina sul comparto EV stanno complicando ulteriormente l’accesso ai mercati. In questo scenario, Audi ha annunciato l’intenzione di rafforzare le partnership industriali locali e di accelerare la produzione in loco di modelli specificamente pensati per i consumatori cinesi.
Sul fronte europeo, le difficoltà non sono state meno evidenti. Il mercato tedesco, pur restando il principale bacino per Audi, ha mostrato segnali di stagnazione, con una flessione della domanda per i modelli di fascia alta e un rallentamento delle immatricolazioni aziendali. Anche l’Italia e la Francia hanno registrato vendite in calo, mentre solo la Spagna e alcuni mercati dell’Est Europa hanno mostrato una relativa tenuta.
In termini di ricerca e sviluppo, Audi ha confermato un budget semestrale di circa 2,3 miliardi di euro, con focus su nuove piattaforme elettriche, guida autonoma e digitalizzazione dell’esperienza di bordo. Parte delle risorse sarà destinata anche alla progettazione di modelli compatti elettrici destinati a contrastare l’offensiva dei produttori asiatici nel segmento B e C.
Nonostante la debolezza dei risultati, il gruppo Audi ha ribadito il proprio outlook per l’intero esercizio 2025, pur avvertendo che la seconda metà dell’anno sarà determinante per verificare l’efficacia delle misure di contenimento dei costi e di rilancio delle vendite. Il management prevede un margine operativo compreso tra il 8% e il 10% su base annua, a condizione di una ripresa della domanda nel secondo semestre e di un allentamento delle tensioni geopolitiche e inflattive.
In Borsa, la reazione dei mercati è stata negativa. Il titolo Volkswagen, casa madre del gruppo Audi, ha perso oltre il 2% nelle ore successive alla pubblicazione dei dati, riflettendo il nervosismo degli investitori rispetto all’andamento di una delle divisioni più redditizie del gruppo fino a pochi anni fa. Gli analisti sottolineano che la debolezza di Audi potrebbe avere effetti a catena sulle strategie finanziarie dell’intero gruppo Volkswagen, costretto già ad affrontare la riorganizzazione della gamma, i ritardi nelle consegne dei software Cariad e una crescente pressione competitiva globale.
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