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Activision e Ubisoft tra le 10 compagnie che l'UE vuole stangare per microtransazioni manipolatorie

10 ott
Tempo di lettura: 1 min

L'Unione Europea nel mirino delle microtransazioni

Dieci grandi aziende del settore videoludico, tra cui Activision Blizzard e Ubisoft, sono al centro di una serie di azioni coordinate avviate dalle autorità europee per la tutela dei consumatori. L'accusa principale riguarda l'utilizzo di interfacce e scelte di design manipolatorie, note come "dark patterns", progettate per spingere gli utenti a spendere di più. Tra i soggetti coinvolti figurano anche Crytek, InnoGames, King, Mojang, Plarium Europe, PLR Worldwide Sales, Riot Games e Supercell. L'iniziativa è guidata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato italiana e coordinata dalla Commissione europea.

Il problema della valuta virtuale

Al centro delle critiche ci sono la scarsa trasparenza nei pagamenti e l'uso di valute virtuali premium. Spesso queste monete digitali vengono vendute in pacchetti con quantità che non coincidono con i prezzi degli oggetti in-game, lasciando i giocatori con un saldo residuo non convertibile in denaro e spingendoli a nuovi acquisti. Secondo le autorità, queste dinamiche rendono difficile monitorare la spesa reale, esponendo a rischi particolari i minori e le persone vulnerabili. Nel mirino sono finite anche le carenze nei controlli parentali e nel servizio clienti.

Primi cambiamenti e possibili scenari

Qualche novità si registra già sul mercato: da metà ottobre, Fortnite consentirà di acquistare l'esatta quantità di valuta necessaria per gli oggetti, una modifica estesa anche a Rocket League e Fall Guys su diverse piattaforme. Se questa iniziativa europea dovesse avere successo, potrebbe creare un precedente importante, introducendo una sorveglianza più severa sulle strategie di monetizzazione dei giochi gratuiti e dei titoli a servizio continuo in tutta l'Unione.

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