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Webuild, parte l’Opa su Trevi: adesioni dal 28 settembre e offerta a 4,50 euro per azione

1 ora fa
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Entra nella fase operativa l’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria promossa da Webuild su Trevi-Finanziaria Industriale. Dopo il via libera della Consob, che ha approvato il documento d’offerta con delibera n. 24131 del 15 settembre 2026, il gruppo guidato da Pietro Salini ha definito il calendario dell’operazione: il periodo di adesione inizierà alle 8.30 del 28 settembre 2026 e terminerà alle 17.30 del 20 novembre, salvo eventuali proroghe. Il corrispettivo previsto è interamente in contanti e ammonta a 4,50 euro per ogni azione Trevi portata in adesione. Il pagamento è programmato per il 27 novembre, sempre nell’ipotesi che i termini dell’offerta non vengano modificati.


L’operazione era stata annunciata da Webuild il 29 luglio e rappresenta uno dei passaggi più significativi della strategia di rafforzamento delle competenze specialistiche del gruppo infrastrutturale italiano. Il prezzo di 4,50 euro riconosce un premio di circa il 29,8% rispetto al prezzo ufficiale di Trevi assunto come riferimento dall’offerente e valorizza complessivamente l’operazione in circa 295 milioni di euro. L’offerta riguarda la totalità delle azioni ordinarie della società ed è stata strutturata con un finanziamento dedicato in grado di coprire sia l’acquisizione dei titoli sia l’eventuale rifinanziamento dell’indebitamento di Trevi. Tra le condizioni previste figura il raggiungimento di almeno il 66,7% dei diritti di voto, soglia centrale per consentire a Webuild di esercitare un controllo stabile sulla società.


Il valore industriale dell’operazione è legato soprattutto alle competenze di Trevi nel settore delle fondazioni speciali e dell’ingegneria del sottosuolo. Si tratta di attività determinanti nella realizzazione delle grandi infrastrutture, dalle linee ferroviarie alle metropolitane, dalle dighe alle opere stradali, fino agli interventi più complessi in ambito urbano. Webuild punta a integrare queste capacità nella propria piattaforma internazionale, presente in circa 50 Paesi, offrendo alla società cesenate l’accesso a commesse di maggiori dimensioni e a nuovi mercati. L’obiettivo dichiarato è preservare l’identità di Trevi, mantenendo in Italia la sede operativa e le competenze tecniche, progettuali e manageriali sviluppate nel corso della sua storia.


Dal punto di vista economico, Webuild stima che l’integrazione possa produrre sinergie annuali di Ebitda comprese tra 80 e 90 milioni di euro. Considerando anche il contributo operativo della società acquisita, l’impatto complessivo sull’Ebitda del gruppo potrebbe raggiungere 150-170 milioni annui. Le sinergie dovrebbero derivare dalla combinazione delle rispettive competenze, dall’accesso di Trevi alla rete commerciale internazionale di Webuild e dalla possibilità di partecipare con maggiore efficacia a grandi gare nelle quali le lavorazioni specialistiche rappresentano una componente essenziale. L’operazione risponde quindi a una logica industriale che va oltre il semplice aumento dimensionale e punta a internalizzare capacità considerate strategiche.


La mossa arriva in una fase di forte sviluppo per Webuild. Nel primo semestre del 2026 il gruppo ha registrato ricavi per 6,7 miliardi di euro, con oltre il 60% generato all’estero, mentre l’Ebitda è salito del 13,6% a 673 milioni. Il portafoglio ordini al 30 giugno ha raggiunto circa 54 miliardi di euro, offrendo una significativa visibilità sulle attività future. Per l’intero esercizio la società prevede ricavi superiori a 13,6 miliardi, Ebitda oltre 1,2 miliardi e una posizione di cassa netta superiore a 300 milioni. L’acquisizione di Trevi si inserisce quindi in un percorso di crescita nel quale dimensione internazionale e specializzazione tecnologica assumono un peso crescente.


Per gli azionisti di Trevi si apre ora la fase della valutazione dell’offerta. Il corrispettivo in contanti elimina l’esposizione alle successive oscillazioni di mercato per chi sceglierà di aderire, mentre l’andamento dell’operazione nelle settimane comprese tra settembre e novembre determinerà la quota effettivamente raccolta da Webuild. La partita assume una rilevanza particolare anche per il futuro industriale della società, perché l’ingresso nella piattaforma del maggiore gruppo italiano delle infrastrutture potrebbe ampliare la dimensione delle commesse accessibili e rafforzare la presenza internazionale delle fondazioni speciali, trasformando una competenza storica dell’ingegneria italiana in un tassello direttamente integrato nella strategia globale di Webuild.

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