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Wall Street in calo tra timori inflazione e tensioni geopolitiche, indici sotto pressione e volatilità in aumento


Wall Street ha chiuso in calo giovedì, appesantita dalle perdite di Micron Technology e Tesla, mentre l’aumento dei prezzi del petrolio ha riacceso i timori sull’inflazione, rendendo gli investitori più scettici su possibili tagli dei tassi d’interesse nel prossimo futuro.


L’attenzione del mercato si è concentrata sulle dichiarazioni del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, che ha ribadito come le prospettive economiche restino incerte a causa delle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il conflitto ha spinto verso l’alto i costi dell’energia, alimentando le pressioni inflazionistiche. Come previsto, la Fed ha deciso di mantenere invariati i tassi.


Secondo lo strumento FedWatch del CME, i mercati non prevedono tagli dei tassi almeno fino alla metà del 2027.


In linea con la banca centrale statunitense, anche la Banca d’Inghilterra e la Banca Centrale Europea hanno lasciato i tassi invariati, sottolineando i rischi legati all’instabilità in Medio Oriente.


Gli attacchi a importanti infrastrutture energetiche, tra cui il giacimento iraniano di South Pars, il più grande impianto di gas in Qatar e diverse raffinerie in Arabia Saudita e Kuwait, hanno spinto il prezzo del Brent oltre i 119 dollari al barile, rafforzando ulteriormente le preoccupazioni sull’inflazione.


L’indice Russell 2000, che rappresenta le small cap, ha ceduto lo 0,1%, arrivando a perdere temporaneamente oltre il 10% rispetto al massimo storico di chiusura del 22 gennaio.


Tra i titoli, Micron Technology ha registrato un calo del 3,3% dopo che le sue previsioni trimestrali non hanno soddisfatto le aspettative degli investitori, nonostante il forte rialzo del 56% accumulato quest’anno grazie alla domanda legata all’intelligenza artificiale.


In ribasso anche Tesla (-2,8%), dopo che la National Highway Traffic Safety Administration ha intensificato le indagini su circa 3,2 milioni di veicoli dotati del sistema Full Self-Driving, per possibili criticità nel rilevare o segnalare ostacoli in condizioni di scarsa visibilità.

L' indice S&P 500 ha chiuso in ribasso dello 0,68% a 6.579,33 punti.

Il Nasdaq ha perso lo 0,77%, attestandosi a 21.982,25 punti, mentre il Dow Jones Industrial Average ha ceduto lo 0,86%, chiudendo a 45.829,71 punti.


Gli indici S&P 500, Nasdaq e Dow Jones si sono mantenuti al di sotto delle rispettive medie mobili a 200 giorni, segnalando un indebolimento del momentum del mercato.


Dall’inizio del 2026, l’S&P 500 ha perso circa il 4%, scivolando sui livelli più bassi degli ultimi quattro mesi.


Sul fronte settoriale, dieci degli undici comparti dell’S&P 500 hanno chiuso in territorio negativo nella seduta di giovedì. A guidare i ribassi è stato il settore dei materiali, in calo del 2,21%, seguito da quello dei beni di consumo discrezionali, che ha ceduto l’1,38%.


L’indice di volatilità CBOE (VIX), spesso considerato un indicatore della paura degli investitori, è salito di 0,5 punti fino a quota 24,6.


In flessione anche i metalli preziosi, con ripercussioni sui titoli minerari: Newmont ha perso l’8,6%, mentre Freeport-McMoRan ha registrato un calo del 4,8%.


Sul fronte macroeconomico, i dati diffusi giovedì hanno evidenziato un inatteso calo delle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, segnalando un mercato del lavoro ancora solido e una ripresa della crescita occupazionale nel mese di marzo.


All’interno dell’S&P 500, i titoli in ribasso hanno nettamente superato quelli in rialzo, con un rapporto di 2,7 a 1.


Per quanto riguarda i nuovi estremi di periodo, l’S&P 500 ha registrato 16 nuovi massimi e 26 nuovi minimi, mentre il Nasdaq ha segnato 26 nuovi massimi contro ben 259 nuovi minimi.




Fonte: investing.com

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