Wall Street crolla tra timori inflazionistici e tensioni in Medio Oriente: pesano bond e tecnologia
- piscitellidaniel
- 15 mag
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I principali indici di Wall Street hanno chiuso la seduta di venerdì in netto ribasso, penalizzati dai crescenti timori sull’inflazione legati al conflitto in Medio Oriente. Le tensioni geopolitiche hanno spinto al rialzo i rendimenti dei Treasury statunitensi, mettendo a rischio il rally trainato dall’intelligenza artificiale che negli ultimi mesi aveva sostenuto i mercati azionari fino a livelli record.
Il rendimento del Treasury decennale USA, considerato un riferimento chiave per i costi di finanziamento globali, è salito al 4,58%, toccando il livello più elevato da maggio 2025.
Anche i rendimenti obbligazionari a livello mondiale hanno registrato un aumento, poiché gli investitori valutano con crescente preoccupazione l’impatto economico della guerra con l’Iran. Il mercato teme infatti che le banche centrali possano essere costrette a mantenere una politica monetaria più restrittiva più a lungo del previsto, con possibili ripercussioni sulla crescita economica.
Secondo il FedWatch Tool del CME Group, la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve di 25 punti base nella riunione di dicembre è più che raddoppiata nell’ultima settimana, arrivando intorno al 40%. A pesare sono stati soprattutto i recenti dati sull’inflazione statunitense, risultati superiori alle aspettative e indicativi di pressioni inflazionistiche più persistenti.
Sul fronte energetico, il petrolio Brent è balzato di oltre il 3%, raggiungendo quota 109,59 dollari al barile. A sostenere i prezzi sono state le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump e del ministro degli Esteri iraniano, che hanno ridotto le speranze di una rapida soluzione del conflitto mediorientale, in corso ormai da oltre due mesi.
Alle 12:08 ET, il Dow Jones Industrial Average ha perso 519,39 punti, pari all'1,04%, attestandosi a 49.544,07, l' S&P 500 ha perso 79,60 punti, pari all'1,06%, chiudendo a 7.421,64 e il Nasdaq Composite ha perso 360,56 punti, pari all'1,35%, chiudendo a 26.274,66.
Tra i comparti dell’S&P 500, l’energia è stato l’unico settore a chiudere in territorio positivo, con un progresso dell’1,4%, mentre tutti gli altri comparti hanno terminato la giornata in calo, appesantiti soprattutto dalle vendite sui titoli tecnologici.
Particolarmente colpito il comparto dei semiconduttori: Nvidia e AMD hanno perso oltre il 3%, Intel ha lasciato sul terreno il 6,5%, mentre il Philadelphia Semiconductor Index ha registrato una flessione del 3,5%.
La flessione dei mercati è arrivata dopo un’altra seduta record registrata giovedì a Wall Street, quando gli investitori avevano temporaneamente accantonato le preoccupazioni sull’inflazione, continuando ad acquistare titoli spinti dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale.
La brusca correzione di venerdì ha però cancellato gran parte di quei progressi, portando il Dow Jones verso una chiusura settimanale negativa. L’S&P 500 e il Nasdaq, invece, si avviano a terminare la settimana con rialzi solo marginali.
In controtendenza il comparto software, che nel corso dell’anno era rimasto indietro rispetto ad altri segmenti legati all’AI: il settore ha messo a segno un rialzo del 2%.
A pesare sul sentiment degli investitori è stato anche l’esito del vertice tra Stati Uniti e Cina, conclusosi venerdì senza risultati concreti. Durante gli incontri, le due potenze hanno affrontato diversi temi sensibili, tra cui commercio, dazi, Iran e Taiwan, senza però raggiungere progressi significativi.
Tra i migliori titoli della seduta si è distinta Microsoft, salita del 3,6%, dopo che il miliardario Bill Ackman ha annunciato che il suo hedge fund Pershing Square renderà pubblica una nuova partecipazione nella società nel corso della giornata.
In forte rialzo anche Dexcom, che ha guadagnato il 6,7% dopo aver comunicato la nomina di due nuovi amministratori indipendenti e la riorganizzazione di un importante comitato del consiglio di amministrazione, in collaborazione con il fondo attivista Elliott Investment Management.
Sul New York Stock Exchange i titoli in calo hanno nettamente prevalso su quelli in rialzo, con un rapporto di 4,39 a 1. Anche sul Nasdaq il quadro è rimasto negativo, con un rapporto di 3,44 titoli in ribasso per ogni titolo in progresso.
Per quanto riguarda i nuovi massimi e minimi annuali, l’S&P 500 ha registrato 12 nuovi massimi a 52 settimane e 26 nuovi minimi, mentre il Nasdaq Composite ha segnato 41 nuovi massimi e ben 119 nuovi minimi.
Fonte: investing.com





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