Trump celebra i dazi come "giorno della liberazione": alla Casa Bianca grande evento per rivendicare la nuova politica commerciale
- piscitellidaniel
- 2 apr
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Il 22 luglio 2024, la Casa Bianca si è trasformata nel palcoscenico di una celebrazione definita da Donald Trump come “una delle più importanti della storia americana recente”. Con una cerimonia pubblica e solenne, il presidente ha celebrato l’introduzione ufficiale di una nuova e vasta ondata di dazi contro una lunga lista di prodotti stranieri, etichettando l’iniziativa come il “Giorno della Liberazione Economica degli Stati Uniti”.
In un discorso durato oltre 40 minuti, Trump ha parlato davanti a centinaia di sostenitori, esponenti dell’industria manifatturiera e membri del suo gabinetto. Ha rivendicato la nuova ondata di dazi come il coronamento della sua dottrina economica “America First”, sostenendo che queste misure protezionistiche rappresentano un ritorno alla sovranità economica degli Stati Uniti. Il presidente ha definito le politiche commerciali dei decenni passati “un tradimento delle famiglie lavoratrici americane”, accusando le precedenti amministrazioni di aver “venduto l’anima industriale dell’America a Pechino, Berlino e Bruxelles”.
I nuovi dazi colpiscono in particolare beni industriali, prodotti tecnologici, macchinari e componenti auto provenienti da Cina, Unione Europea, Corea del Sud e Messico. Le tariffe, comprese tra il 25% e il 60%, sono pensate per favorire il rilancio della produzione nazionale, in particolare nei settori dell’automotive, dell’acciaio, dell’elettronica e dei beni strategici come le terre rare. Una parte della cerimonia è stata dedicata alla firma simbolica del “Proclama presidenziale per l’indipendenza economica”, con cui Trump ha ribadito l’impegno a mantenere in vigore i dazi per almeno dieci anni, “fino a quando l’America non sarà autosufficiente”.
Accanto al presidente erano presenti i ministri del Commercio e del Tesoro, Wilbur Ross e David Malpass, e l’ambasciatore commerciale Robert Lighthizer, artefice delle principali battaglie doganali del primo mandato. Il palco era decorato con bandiere, scritte “Made in America” e immagini di fabbriche e cantieri in attività. Per l’occasione, sono stati invitati anche diversi operai, piccoli imprenditori e agricoltori, considerati simboli della rinascita economica interna.
Trump ha dichiarato che “gli Stati Uniti non saranno mai più ostaggio della produzione estera e del dumping cinese”, accusando Pechino di manipolare la valuta, di rubare tecnologia americana e di distruggere milioni di posti di lavoro nel Midwest. Ha riservato parole dure anche all’Unione Europea, definita “una macchina burocratica che fa dumping fiscale e industriale” e annunciando che “una revisione totale dei rapporti commerciali transatlantici è in corso”.
La cerimonia ha anche avuto toni di forte contrapposizione politica. Trump ha accusato i democratici e una parte dei repubblicani di voler annullare i dazi per compiacere Wall Street e le multinazionali. “Il popolo americano vuole lavoro, non azioni in borsa”, ha dichiarato. Ha inoltre promesso che, se rieletto, estenderà il programma tariffario a settori oggi ancora esclusi, come il lusso, i beni digitali e i servizi finanziari.
La reazione dei mercati finanziari non si è fatta attendere: le Borse americane hanno registrato cali immediati nel settore tecnologico e automobilistico, mentre sono salite le azioni di aziende manifatturiere e siderurgiche. A livello internazionale, le prime reazioni sono state critiche. L’Unione Europea ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri del commercio per valutare misure di ritorsione. Bruxelles ha già preparato un elenco di controdazi su prodotti simbolici americani, tra cui jeans, whiskey, motociclette e semiconduttori. Anche la Cina ha minacciato “una risposta forte e proporzionata”.
La cerimonia del 22 luglio segna un momento simbolico e politico della campagna presidenziale di Trump, che punta a rafforzare il consenso tra la classe operaia e gli stati industriali del Rust Belt. Il presidente ha promesso nuove fabbriche, investimenti in infrastrutture e un “rinascimento economico” che partirà “dai lavoratori americani e non dagli accordi con le élite globali”.
Nei prossimi mesi è previsto l’avvio di nuove fasi tariffarie, con dazi mirati anche al settore agroalimentare e alla componentistica hi-tech. Trump ha chiesto al Congresso di approvare una legge che imponga quote minime di produzione nazionale per i prodotti critici e ha annunciato un fondo federale da 50 miliardi di dollari per sostenere la riconversione industriale.
Nel corso della giornata, la Casa Bianca ha pubblicato un documento di 87 pagine intitolato “The Great Economic Renewal”, che illustra in dettaglio le finalità e i benefici attesi dalle nuove misure. Secondo le stime dell’amministrazione, i dazi potrebbero generare 1,2 milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi cinque anni e ridurre il deficit commerciale di oltre 400 miliardi di dollari. Diversi economisti, tuttavia, mettono in dubbio queste proiezioni, avvertendo del rischio di una spirale inflazionistica e di un aumento dei costi per i consumatori.
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