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Trump annuncia “delusione” per Putin e accorcia drasticamente la scadenza della tregua in Ucraina: da 50 giorni a soli 10‑12 giorni

Durante un incontro con il primo ministro britannico Keir Starmer in Scozia, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso profonda frustrazione per l’atteggiamento del presidente russo Vladimir Putin, dichiarando di essere «deluso da Putin» e annunciando la decisione di ridurre drasticamente la scadenza già concessa a Mosca per siglare un accordo di cessate il fuoco in Ucraina. L’intempo previsto era di 50 giorni; ora Trump ha stabilito un nuovo limite di circa 10‑12 giorni, con un termine finale fissato tra il 6 e l’8 agosto.


Trump aveva inizialmente imposto la scadenza come ultimatum sancito durante una conferenza alla presenza del segretario generale della NATO e del premier olandese, in cui aveva ammonito che, in assenza di progressi concreti verso un accordo di pace, gli Stati Uniti avrebbero introdotto tariffe punitive fino al 100 % sulle importazioni russe e attivato misure sanzionatorie secondarie contro i partner commerciali di Mosca. Gli alleati occidentali avevano suggerito cautela, ma l’amministrazione americana aveva definito quella soglia come l’ultimo avvertimento possibile.


Con il passare delle settimane, Trump ha espresso pubblicamente crescente delusione: nonostante i ripetuti contatti personali con Putin e una lunga conversazione telefonica avvenuta in febbraio, ogni tentativo di negoziare una tregua si è infranto davanti a nuovi attacchi russi su siti civili in Ucraina. Secondo il presidente Usa, ancora troppi civili, inclusi bambini e anziani, continuano a morire ogni notte, includendo raid su ospedali, scuole e infrastrutture energetiche.


Alla luce dell’inerzia di Mosca, la ricalibratura della fine del periodo concesso è stata giustificata come una mossa per imprimere un’accelerazione concreta al percorso diplomatico. Trump ha reso nota l’intenzione di intensificare la pressione economica: in caso di mancato accordo, gli Stati Uniti procederanno con «dazi secondari» su paesi che mantengono circoli commerciali con la Russia, in particolare su acquisti e importazioni di materie prime e prodotti energetici.


Nel corso dell'incontro con Starmer, Trump ha sottolineato come il suo messaggio non sia rivolto al popolo russo, ma esclusivamente alla leadership di Mosca. Pur affermando una certa empatia per le sofferenze della popolazione russa, ha ribadito che la responsabilità politica rimane a Putin. Inoltre ha chiarito che non considera utile ulteriori contatti diretti con lui, dato che ogni transazione diplomatica viene sistematicamente seguita da nuovi bombardamenti.


Fonti americane interne sottolineano che la scadenza accorciata è stata decisa anche per rispondere alle pressioni interne dell’amministrazione, convinta che i precedenti accordi, tra cui un armistizio parziale di 30 giorni pattuito in primavera, siano stati utilizzati da Mosca per consolidare la propria posizione militare mentre continuava ad avanzare sul terreno.

L’annuncio ha suscitato reazioni immediate da Kyiv. Il capo dello staff presidenziale ucraino ha indicato il gesto come un segnale positivo, e ribadito che Putin «risponde solo alla forza». Tuttavia ha anche evidenziato che la scadenza resta insufficiente se non supportata da garanzie internazionali e dalla partecipazione attiva dell’Ucraina ai negoziati.


Nel frattempo la comunità internazionale osserva con attenzione. Alleati europei come Francia, Germania e Italia valutano con cautela le mosse statunitensi: se da un lato condividono l’urgenza di una tregua, dall’altro temono che l’approccio ultimativo di Trump possa compromettere il coordinamento con l’Unione Europea e indebolire il ruolo diplomatico con Mosca. Bruxelles aveva già ottenuto dall’amministrazione Trump una linea più moderata in occasione di precedenti tentativi di mediazione, ma non nasconde preoccupazione sulla strategia di escalation graduata adottata ora.


Il contesto sul campo presenta una situazione drammatica: continuano i bombardamenti russi su obiettivi civili e infrastrutture essenziali in numerose regioni ucraine, soprattutto nelle aree di Dnipro e Sumy, dove lanci di razzi e attacchi con droni provocano vittime quotidiane. L’assenza di progressi sul tavolo diplomatico amplifica il senso d’urgenza, ma le divergenze tra Washington, Bruxelles e Kyiv rischiano di complicare l’azione collettiva.


Dal versante politico interno americano, l’annuncio è visto come un segnale di fermezza, ma anche come un potenziale terreno scivoloso: se la scadenza non produce alcun risultato, cresce il rischio di unicamente sviluppare una campagna di sanzioni ancora più dura, con conseguenze su forniture energetiche globali e inflazione. Il Congresso e gli alleati chiedono chiarezza su quali saranno le azioni concrete se Putin non rispettasse il nuovo termine, e quale sarà il ruolo operativo e finanziario dell’Occidente nell’impostare un’eventuale zona d’interposizione o di cessate il fuoco monitorato.


Trump ha inoltre indicato che, in caso di fallimento della pressione economica, gli Stati Uniti considereranno opzioni militari indirette, tra cui l’incremento della fornitura di sistemi Patriot e HIMARS all’Ucraina tramite NATO, senza escludere ordini austriaci in ballo di equipaggiamenti mancanti. In passato aveva già avviato una sospensione temporanea dell’assistenza militare diretta per ripristinare pressing diplomatico, ma ora il messaggio è chiaro: se Mosca non cambia rotta rapidamente, le conseguenze saranno immediate e severe.


La riduzione della tempistica da 50 a 10‑12 giorni riflette proprio questa strategia: accelerare il calendario e lasciare poco margine d’errore. Indipendentemente dall’esito, si apre una nuova fase della politica americana nei confronti della guerra, dove la pazienza diplomatica sembra aver lasciato spazio all’azione finale, possibilmente irreversibile, qualora i bombardamenti non cessino e la pace resti un miraggio.

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