Gaza, Witkoff rilancia la fase due del piano Trump e riapre il confronto sul futuro della Striscia
- piscitellidaniel
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Il rilancio della cosiddetta fase due del piano Trump per Gaza, annunciato dall’inviato speciale Steve Witkoff, riporta al centro della scena internazionale una proposta che affonda le radici nella precedente amministrazione statunitense e che continua a dividere profondamente diplomazie, governi e opinione pubblica. L’iniziativa viene presentata come un tentativo di sbloccare una situazione ormai cronicizzata, nella quale il conflitto israelo-palestinese, e in particolare la questione di Gaza, resta uno dei nodi più instabili e irrisolti del Medio Oriente. La fase due del piano si colloca dopo una lunga stagione di scontri armati, crisi umanitarie e fallimenti negoziali, in un contesto segnato da un’estrema fragilità politica e da un deterioramento delle condizioni di vita della popolazione civile. Il messaggio che accompagna il rilancio è quello di un approccio pragmatico, orientato a una ricostruzione economica e a una riorganizzazione della governance della Striscia, ma le implicazioni politiche restano profonde e controverse.
La proposta di Witkoff riprende l’impianto del piano Trump, che già in passato aveva suscitato forti critiche per la sua impostazione fortemente sbilanciata sugli interessi israeliani e per il ridimensionamento delle aspirazioni palestinesi in termini di sovranità e autodeterminazione. La fase due, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe concentrarsi su investimenti, sviluppo infrastrutturale e stabilizzazione amministrativa, con un coinvolgimento diretto di attori regionali e internazionali. Tuttavia, il rilancio avviene in un momento in cui Gaza è devastata da una crisi umanitaria senza precedenti, con infrastrutture distrutte, servizi essenziali al collasso e una popolazione stremata da anni di blocco e conflitti ricorrenti. In questo contesto, l’idea di una fase successiva del piano solleva interrogativi sulla reale possibilità di separare la dimensione economica da quella politica, e sulla sostenibilità di un progetto che non affronta in modo diretto le questioni centrali del conflitto.
Il nodo della governance di Gaza resta infatti uno degli aspetti più delicati. Qualsiasi ipotesi di rilancio passa inevitabilmente dalla definizione di chi dovrà amministrare la Striscia, garantire la sicurezza e gestire la ricostruzione. Il piano Trump, fin dalla sua origine, ha evitato un riconoscimento pieno delle istituzioni palestinesi tradizionali, puntando piuttosto su soluzioni tecnocratiche o su un ruolo rafforzato di attori esterni. Il rilancio della fase due sembra muoversi nella stessa direzione, alimentando il timore che si tratti di un progetto calato dall’alto, privo di un reale consenso locale. Questo approccio rischia di accentuare la distanza tra le esigenze della popolazione di Gaza e le strategie geopolitiche delle grandi potenze, trasformando la ricostruzione in un terreno di competizione politica piuttosto che in un processo condiviso.
Sul piano internazionale, l’iniziativa di Witkoff viene letta anche come un segnale politico in chiave americana. Il riferimento esplicito al piano Trump richiama una visione del Medio Oriente fondata su accordi bilaterali, pressione economica e marginalizzazione delle istanze multilaterali tradizionali. Il rilancio della fase due potrebbe quindi rappresentare un tentativo di rimettere in circolazione un’impostazione che, pur non avendo prodotto risultati concreti duraturi, continua a influenzare parte del dibattito strategico statunitense. Allo stesso tempo, la proposta si scontra con una realtà regionale profondamente cambiata, nella quale il conflitto di Gaza ha assunto una centralità simbolica e politica che rende difficile qualsiasi soluzione percepita come parziale o imposta. Il futuro della Striscia resta così sospeso tra piani di ricostruzione, equilibri di potere e una crisi umanitaria che continua a richiedere risposte immediate, mentre il rilancio della fase due del piano Trump riapre un confronto destinato a restare acceso e divisivo.

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