Wall Street, la rotazione penalizza tech e growth: avanza l’energia
- piscitellidaniel
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Mercoledì i principali indici di Wall Street hanno chiuso in ribasso per la seconda seduta consecutiva. A pesare sono stati soprattutto i titoli bancari, scesi dopo i risultati contrastanti di Bank of America, Wells Fargo e Citigroup, con le vendite che si sono poi estese anche ai titoli tecnologici e ai principali leader growth.
Wells Fargo ha ceduto il 5,6% dopo aver deluso le attese sugli utili del quarto trimestre. Bank of America e Citigroup hanno invece superato le stime sugli utili trimestrali, ma i rispettivi titoli sono comunque scesi di quasi il 5% e del 3%.
L’S&P 500 ha registrato un calo del 2,5%, scivolando sui minimi delle ultime cinque settimane e ampliando le perdite settimanali. A incidere sono state anche le preoccupazioni legate alla proposta di introdurre un tetto massimo ai tassi di interesse delle carte di credito, che secondo i dirigenti di JPMorgan potrebbe mettere sotto pressione i consumatori e ridurre la redditività dell’intero settore finanziario.
Sul fronte tecnologico, Broadcom ha perso il 4,4%, Palo Alto Networks l’1,5% e Fortinet il 2,2%, dopo che un’inchiesta Reuters ha riportato che le autorità cinesi avrebbero ordinato alle aziende nazionali di smettere di utilizzare software di sicurezza informatica sviluppati da circa una dozzina di società statunitensi e israeliane.
Nel complesso, il settore finanziario ha segnato un calo del 2,1%, mentre quello tecnologico ha perso l’1,9%, risultando i comparti più deboli dell’indice S&P 500.
Alle 11:15 ET, il Dow Jones Industrial Average è sceso di 229,72 punti, ovvero lo 0,47%, a 48.962,27, l'S&P 500 ha perso 64,76 punti, ovvero lo 0,93%, a 6.898,98 e il Nasdaq Composite ha perso 350,09 punti, ovvero l'1,48%, a 23.359,78.
Azioni tecnologiche e growth sotto pressione
Mercoledì sono tornati ad affiorare segnali di un rally più ampio, che si sta progressivamente estendendo oltre i titoli tecnologici e i leader growth del mercato. Gli investitori a caccia di occasioni hanno infatti iniziato a spostarsi verso settori finora meno favoriti.
Il comparto energetico ha proseguito il rialzo per la seconda seduta consecutiva, guadagnando quasi l’1,8%, sostenuto dal rafforzamento dei prezzi del petrolio. In crescita anche i settori difensivi, tra cui beni di consumo di base, immobiliare e servizi di pubblica utilità.
Sul fronte macroeconomico, negli Stati Uniti i prezzi alla produzione di novembre si sono attestati in linea con le attese, mentre le vendite al dettaglio hanno superato le previsioni. Il dato segue la pubblicazione di martedì, che aveva mostrato un aumento dei prezzi al consumo di dicembre conforme alle stime.
Secondo i dati LSEG, i mercati si aspettano che i tassi di interesse restino invariati per tutta la prima metà dell’anno, compresa la riunione di gennaio della Federal Reserve, con gli operatori che prezzano almeno due tagli entro la fine del 2024.
Finora gli investitori hanno in gran parte ignorato i rischi geopolitici, come l’ipotesi di un intervento degli Stati Uniti in Venezuela o le tensioni legate alla Groenlandia. L’entusiasmo per l’intelligenza artificiale e i solidi risultati del quarto trimestre hanno invece spinto l’S&P 500 e il Dow Jones a toccare nuovi massimi proprio nel corso di questa settimana.
Mercoledì la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso tre sentenze, senza tuttavia risolvere la controversia, molto seguita dai mercati, sulla legittimità dei dazi globali introdotti dal presidente Donald Trump.
Alla Borsa di New York, i titoli in rialzo hanno superato quelli in calo con un rapporto di 1,24 a 1, mentre sul Nasdaq i due gruppi si sono equivalsi. L’S&P 500 ha segnato 29 nuovi massimi e cinque nuovi minimi a 52 settimane, mentre il Nasdaq Composite ha registrato 84 nuovi massimi e 68 nuovi minimi.
Fonte: investing.com




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