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Thailandia, sospesa la premier Paetongtarn Shinawatra per una telefonata privata: esplode lo scandalo politico

Paetongtarn Shinawatra, figlia dell’ex primo ministro Thaksin e attuale leader del partito Pheu Thai, è stata sospesa dalla Corte costituzionale della Thailandia dall’incarico di primo ministro. La decisione arriva dopo la diffusione pubblica di una telefonata privata tra la premier e l’ex primo ministro cambogiano Hun Sen, che ha scatenato una tempesta politica e istituzionale senza precedenti nel paese. La registrazione, ritenuta da molti una prova di ingerenza e mancanza di rispetto per le prerogative sovrane dello stato, ha portato 36 senatori a presentare una petizione per la sospensione temporanea della leader.


La Corte, accogliendo la richiesta, ha motivato la misura cautelare con la necessità di preservare l’ordine istituzionale e prevenire eventuali interferenze nelle indagini. Secondo i giudici, le parole della premier nella telefonata avrebbero potenzialmente violato la sezione 170 della Costituzione thailandese, che stabilisce i requisiti di integrità, onestà e rispetto delle norme etiche per chi ricopre cariche pubbliche.


Nella telefonata, registrata e diffusa da una fonte non identificata, Paetongtarn si rivolge a Hun Sen chiamandolo più volte “zio” e lo rassicura sul fatto che alcune richieste cambogiane saranno accolte, alludendo anche alla rimozione di un alto ufficiale militare thailandese che si sarebbe opposto a certi progetti comuni. Le parole sono state interpretate da molti come una promessa inappropriata e come una forma di subordinazione politica a un ex leader straniero, fatto ancor più delicato considerando i rapporti storicamente complessi tra i due paesi.


La premier ha tentato una difesa pubblica nei giorni successivi alla pubblicazione dell’audio, affermando che la conversazione era parte di una strategia diplomatica informale, volta a distendere le tensioni in corso tra Thailandia e Cambogia. La giustificazione non ha convinto l’opinione pubblica, già sensibile al tema della trasparenza, né tanto meno l’opposizione, che ha chiesto a gran voce le dimissioni immediate della leader e l’indizione di nuove elezioni.


La crisi istituzionale si è inserita in un quadro politico già estremamente fragile. Solo pochi giorni prima della sospensione, uno dei principali partiti alleati del Pheu Thai aveva annunciato il proprio ritiro dalla coalizione di governo, indebolendo ulteriormente la maggioranza in Parlamento. Parallelamente, le proteste di piazza contro la leadership di Paetongtarn sono aumentate in intensità: oltre diecimila persone sono scese in strada a Bangkok per esprimere il proprio dissenso, chiedendo “pulizia” nelle istituzioni e nuove elezioni immediate.


Il partito Pheu Thai ha espresso pieno sostegno alla propria leader, denunciando un attacco politico orchestrato da ambienti conservatori legati all’establishment militare. I portavoce del partito hanno affermato che la telefonata è stata estrapolata e strumentalizzata, e che non c’è stata alcuna violazione né delle prerogative costituzionali né della sovranità nazionale. Tuttavia, anche all’interno della stessa maggioranza si moltiplicano le voci critiche, con alcuni deputati che chiedono maggiore trasparenza sui rapporti mantenuti dalla premier con interlocutori stranieri.


Il caso ha risvegliato forti tensioni nel paese, dove la famiglia Shinawatra rappresenta da due decenni un elemento di polarizzazione politica costante. Il padre Thaksin, che ha ricoperto l’incarico di premier fino al colpo di Stato militare del 2006, è attualmente tornato in patria dopo anni di esilio, ma è sotto processo per reati di corruzione e, recentemente, anche per presunta violazione della legge sulla lesa maestà. La zia di Paetongtarn, Yingluck Shinawatra, anch’ella ex premier, era stata destituita nel 2014 e ha lasciato il paese per evitare una condanna.


Nel vuoto temporaneo lasciato dalla sospensione, la guida del governo è stata assunta ad interim dal vicepremier Suriya Juangroongruangkit. La Corte Costituzionale dovrà ora pronunciarsi nei prossimi mesi sulla sostanza del caso: se le dichiarazioni della premier costituiranno una vera e propria violazione costituzionale, la conseguenza potrebbe essere la sua rimozione definitiva dalla carica e l’apertura di un nuovo fronte giudiziario.


La Thailandia si trova così in una fase di grave incertezza, in cui tensioni politiche, crisi di leadership e forti divisioni sociali rischiano di indebolire ulteriormente le istituzioni democratiche. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la vicenda della telefonata sarà l’inizio della fine per la carriera politica di Paetongtarn Shinawatra o se rappresenterà solo l’ennesimo capitolo di un conflitto che da vent’anni segna la storia politica del paese.

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