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Sánchez cambia linea dopo la crisi di Ceuta: con il Marocco cooperazione necessaria, ma su basi diverse

La crisi migratoria esplosa a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio continua a scuotere la politica spagnola e apre una nuova fase nei rapporti tra Madrid e Rabat. Il presidente del governo Pedro Sánchez, intervenendo al Congresso, ha annunciato che la cooperazione con il Marocco proseguirà, perché considerata indispensabile per la gestione delle frontiere e dei flussi migratori, ma sarà impostata in maniera diversa rispetto al passato. Il capo dell'esecutivo ha inoltre ribadito che, allo stato delle verifiche condotte dai servizi spagnoli, non esistono prove definitive che consentano di attribuire alle autorità marocchine l'organizzazione dell'ingresso di massa nella città autonoma. Una posizione che non elimina le tensioni diplomatiche e che viene duramente contestata dalle opposizioni.


La portata degli eventi spiega la pressione sul governo. In due giorni oltre 70 mila persone hanno attraversato la frontiera dal Marocco verso Ceuta, provocando una situazione senza precedenti per dimensioni e rapidità. La maggioranza era composta da cittadini marocchini e una parte consistente è successivamente rientrata nel Paese d'origine grazie anche alla collaborazione delle autorità di Rabat. Il governo spagnolo sostiene che oltre il 90% delle persone entrate sia già tornato in Marocco, mentre restano aperti i dossier relativi ai migranti ancora presenti nella città, alle richieste di protezione internazionale e soprattutto ai minori non accompagnati, per i quali eventuali rimpatri devono rispettare specifiche garanzie giuridiche.


Sánchez ha scelto di distinguere tra la necessità di mantenere aperto il dialogo con Rabat e l'esigenza di rivedere il rapporto bilaterale dopo quanto accaduto. La Spagna dipende dalla collaborazione marocchina non soltanto per il controllo della frontiera terrestre di Ceuta e Melilla, ma anche per i rimpatri, la lotta alle reti di trafficanti e la gestione dei flussi lungo le rotte del Mediterraneo occidentale e dell'Atlantico. Proprio questa interdipendenza rende particolarmente delicata qualsiasi crisi diplomatica. Madrid vuole evitare una rottura che potrebbe rendere ancora più difficile la gestione dell'emergenza, ma contemporaneamente intende rafforzare le garanzie sulla sicurezza delle frontiere e sulla capacità di prevenire nuovi ingressi di massa.


Il presidente spagnolo ha affermato che, qualora emergessero prove solide di una responsabilità marocchina nell'organizzazione o nella facilitazione della crisi, il governo agirebbe di conseguenza. Finora, però, l'esecutivo sostiene che le informazioni disponibili non consentano di arrivare a questa conclusione. La questione è diventata ancora più controversa dopo la diffusione di valutazioni differenti all'interno degli apparati spagnoli. Alcuni elementi raccolti dalla polizia hanno alimentato sospetti sul comportamento di agenti marocchini, mentre le analisi considerate maggiormente consolidate dal governo e dai servizi d'intelligence non avrebbero individuato elementi conclusivi per attribuire a Rabat una regia dell'operazione.


Sul piano interno la crisi ha prodotto uno scontro politico durissimo. Il Partito Popolare guidato da Alberto Núñez Feijóo accusa Sánchez di non aver protetto adeguatamente il confine e ritiene che il Marocco abbia avuto responsabilità molto maggiori rispetto a quelle riconosciute dall'esecutivo. Critiche sono arrivate anche da altre forze politiche, comprese alcune collocate alla sinistra del governo, che chiedono maggiore trasparenza sulle informazioni disponibili e sulla gestione delle prime ore dell'emergenza. Sánchez respinge le accuse e sostiene che una risposta indiscriminatamente repressiva alla frontiera avrebbe potuto provocare conseguenze drammatiche di fronte a decine di migliaia di persone disarmate.


Madrid sta parallelamente cercando di rafforzare la presenza dello Stato a Ceuta. Il governo ha mobilitato un piano da circa 309 milioni di euro destinato alla sicurezza, all'accoglienza, ai servizi pubblici e alla ripresa dell'economia locale. Sono previste risorse dirette per imprese e lavoratori autonomi, interventi a favore del commercio, del turismo e della ristorazione e nuovi spazi per la gestione dei migranti ancora presenti. Sánchez ha inoltre rilanciato il valore politico e simbolico della piena sovranità spagnola su Ceuta e Melilla, indicando anche l'opportunità di una futura visita del re Felipe VI nelle due città autonome una volta superata la fase più critica dell'emergenza.


Il nuovo equilibrio con il Marocco dovrà quindi conciliare due esigenze difficili da separare: mantenere una cooperazione operativa senza la quale il controllo dei flussi migratori diventerebbe molto più complesso e rafforzare, allo stesso tempo, la capacità autonoma della Spagna di proteggere i propri confini. Ceuta ha mostrato quanto rapidamente una crisi migratoria possa trasformarsi in una questione di sicurezza nazionale, politica interna e diplomazia europea. Per Sánchez il rapporto con Rabat resta strategico, ma gli eventi di luglio hanno reso politicamente inevitabile una revisione delle modalità con cui questa collaborazione verrà gestita.

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