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Sport e potere: dalle Olimpiadi ai nuovi investimenti geopolitici

13 set
Tempo di lettura: 2 min
Sport e potere: dalle Olimpiadi ai nuovi investimenti geopolitici

Moris Gasparri e Federico Buffa mostrano come competizioni, capitali e regimi usino lo sport per costruire consenso.


Lo sport non è soltanto competizione. È un linguaggio globale capace di produrre identità, consenso e proiezione internazionale. Nel dialogo tra Moris Gasparri e Federico Buffa, la storia sportiva diventa una chiave per leggere geopolitica e potere, dai regimi del Novecento alle nuove strategie fondate su grandi capitali e piattaforme mediatiche.


Gli esempi attraversano epoche molto diverse. Il tedoforo delle Olimpiadi di Tokyo del 1964, nato il giorno del bombardamento di Hiroshima, trasformava il corpo dell’atleta in un simbolo della ricostruzione giapponese. Oggi la politicizzazione assume forme differenti, come nel rapporto tra Donald Trump e la UFC. Le arti marziali miste diventano spazio di comunicazione politica, esaltazione della vittoria e rappresentazione di un’immagine aggressiva della leadership.


Il legame tra sport e regime ha però radici più antiche. Mussolini comprese precocemente la capacità delle competizioni di costruire consenso e rappresentare la forza dello Stato. In Cina il medagliere olimpico viene inserito in una strategia di prestigio nazionale fondata sulla selezione e formazione sistematica degli atleti.


Il modello statunitense introduce un’altra componente: finanza e proprietà sportiva. Fondi e grandi gruppi investono sempre più nel calcio europeo, importando logiche sviluppate in campionati privi di retrocessione e abituati a considerare lo sport anche come asset economico. Capitali statunitensi e arabi acquistano club, competizioni e visibilità, trasformando il settore in un terreno nel quale interessi finanziari e diplomatici possono sovrapporsi.


Lo sport diventa così uno strumento di soft power, ma anche qualcosa di più. Attraverso sponsorizzazioni, grandi eventi e proprietà delle società si costruiscono relazioni, reputazione e accesso a reti politiche internazionali.


È proprio questa ambivalenza a rendere lo sport una lente particolarmente efficace per osservare i sistemi politici contemporanei e il modo in cui potere e consenso cercano continuamente nuove forme di rappresentazione.

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