Ex Ilva, i lavoratori di Cornigliano occupano l’aeroporto di Genova

La protesta segue la nuova richiesta di cassa integrazione. I sindacati chiedono garanzie sulla continuità produttiva.
I lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano hanno occupato l’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova nella mattinata del 19 ottobre. La mobilitazione è scattata dopo la nuova richiesta di cassa integrazione avanzata dai commissari. Il presidio ha raggiunto l’area degli imbarchi, portando la vertenza industriale all’interno dello scalo. Al centro della protesta ci sono la continuità delle lavorazioni e le prospettive occupazionali del sito genovese. La contestazione riguarda la scelta dei commissari.
Le rappresentanze sindacali contestano la distanza tra le rassicurazioni ricevute nei giorni precedenti e la successiva comunicazione sull’ammortizzatore sociale. Armando Palombo, della Fiom, ha richiamato una lettera letta durante il confronto romano di mercoledì, che avrebbe garantito la continuità produttiva. Secondo la ricostruzione del sindacalista, nella notte di venerdì è invece arrivata una comunicazione via posta elettronica certificata relativa alla cassa integrazione.
Per i lavoratori il problema immediato riguarda l’arrivo dei coils necessari alle attività dello stabilimento, cioè i rotoli di acciaio destinati alle lavorazioni. La richiesta delle organizzazioni è rivolta alla disponibilità del materiale nel presente, non soltanto a programmi industriali di lungo periodo. Il tema degli approvvigionamenti si affianca così alla tutela del reddito: disporre di un ammortizzatore non equivale a ottenere una garanzia sulla ripresa o sul mantenimento della produzione.
Nicola Appice, della Fim Cisl, ha ricordato che dopo tre giorni di confronto in prefettura sembrava raggiunta una soluzione temporanea per circa 35mila tonnellate di coils. La nuova richiesta di cassa integrazione ha riaperto l’allarme sindacale sul possibile arresto dei reparti, compresi gli uffici. Si tratta del rischio denunciato dalle rappresentanze, non dell’accertamento di una chiusura definitiva. Anche l’Usb, attraverso Fabio Ceraudo, ha ribadito la difesa del sito industriale e dell’occupazione.





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