Scavare nella memoria: migrazione, lingua e identità diventano letteratura

Ruska Jorjoliani e Yeniffer Lilibell Aliaga Chávez trasformano archivi familiari e ritorni alle origini in narrazione.
Per Ruska Jorjoliani e Yeniffer Lilibell Aliaga Chávez la scrittura nasce da un doppio movimento: allontanarsi dal luogo d’origine e, anni dopo, tornare a cercarlo. Le loro storie sono attraversate da migrazione forzata, memoria familiare e conquista della lingua italiana, diventata non soltanto strumento espressivo ma territorio nel quale ricostruire la propria identità.
Jorjoliani arriva in Sicilia dopo lo sfollamento dall’Abcasia a Tbilisi e una successiva partenza dalla Georgia. Chávez raggiunge invece l’Italia da bambina per ricongiungersi con la madre, emigrata da un Perù segnato da una pesante crisi economica. In entrambi i casi il movimento geografico produce una frattura che la letteratura tenta di attraversare molti anni dopo.
Il ritorno nei Paesi d’origine assume quasi la forma di uno scavo archeologico. Jorjoliani assiste all’esumazione delle ossa del bisnonno, figura familiare avvolta da racconti e leggende. Chávez torna sulle Ande, ritrova la nonna e ricostruisce genealogie, pratiche e memorie che l’emigrazione aveva reso più lontane. L’incontro con la huaquería, lo scavo rituale di reperti preispanici legati agli antenati, trasforma la ricerca familiare in un rapporto concreto con la terra.
Scavare, tuttavia, significa anche distruggere alcuni strati. Recuperare il passato non restituisce un’identità immutata: può correggere miti, aprire ferite o costringere a lasciare alcune storie ancora chiuse. Chávez racconta come il ritorno le abbia permesso di abbandonare parte della vergogna e del senso di subalternità vissuti in Italia; Jorjoliani riconosce invece che alcune verità familiari potrebbero rimanere non dette.
La lingua italiana occupa una posizione decisiva. Per entrambe è una lingua acquisita, conquistata e in parte estranea. Proprio questa distanza consente di raccontare ciò che forse sarebbe stato impossibile esprimere nella lingua d’origine. La letteratura diventa così una cerniera tra terre, generazioni e memorie: non ricompone perfettamente ciò che è stato spezzato, ma rende possibile abitare consapevolmente quella frattura.






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