Quando leggere diventa giocare: l’errore come motore della storia

Bartezzaghi e Tamburini trasformano refusi e omissioni in indizi, chiedendo al lettore di diventare investigatore.
Il lettore può smettere di essere spettatore e diventare parte attiva del meccanismo narrativo. Nei libri di Stefano Bartezzaghi e Pier Mauro Tamburini l’errore tipografico, normalmente percepito come difetto editoriale, viene trasformato in indizio deliberato. Refusi, omissioni, anomalie grammaticali e incongruenze diventano materiale investigativo.
La tradizione è molto più antica della gamification digitale. I giochi di parole circolavano nei salotti ottocenteschi, mentre cruciverba e crittogrammi hanno progressivamente costruito una cultura dell’enigma fondata sull’attenzione. Uno dei precedenti più estremi è “La mascella di Caino” di Edward Powys Mathers, pubblicato con cento pagine in ordine casuale e concepito per essere ricostruito dal lettore attraverso una quantità enorme di combinazioni possibili.
Il romanzo poliziesco offre il terreno ideale per questo tipo di esperimenti perché stabilisce un patto particolare: autore e pubblico devono, almeno in teoria, disporre degli stessi elementi. Bartezzaghi e Tamburini radicalizzano quel patto. Nei loro libri il lettore non deve soltanto capire chi è il colpevole, ma verificare se il testo stesso sta mentendo attraverso le proprie imperfezioni.
Il passaggio è importante: il librogame tradizionale chiede “che cosa vuoi fare?”, mentre il romanzo-enigma domanda “hai letto davvero?”. La libertà non consiste nel scegliere una strada narrativa, ma nel riconoscere ciò che devia dalla norma.
Questo modello mette alla prova anche le intelligenze artificiali. Secondo gli autori, i sistemi linguistici faticano quando l’errore non è casuale ma intenzionale, perché la soluzione richiede intuizione laterale, ironia e capacità di comprendere che la regola è stata violata proprio per produrre significato.
Il gioco linguistico diventa così una difesa dell’attenzione umana. In un contesto dominato da efficienza e produttività, Bartezzaghi e Tamburini rivendicano il valore di una “splendida perdita di tempo”. Leggere lentamente, tornare indietro e sbagliare non rappresentano un fallimento: sono parte di un’esperienza nella quale la lingua torna a essere materia viva, manipolabile e sorprendente.






Commenti