Pere italiane, si apre il mercato dell’Ecuador: nuovo sbocco per l’export agroalimentare
- piscitellidaniel
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Un nuovo mercato sudamericano si apre alle pere italiane. Dopo un percorso negoziale durato circa cinque anni, Italia ed Ecuador hanno completato l’accordo sul Piano di lavoro necessario per consentire l’esportazione del prodotto nazionale nel Paese latinoamericano. Il passaggio decisivo è arrivato con la pubblicazione del protocollo nel sistema dell’autorità fitosanitaria ecuadoriana Agrocalidad, che ne ha determinato l’entrata in vigore. Per la filiera italiana si tratta di un risultato importante, perché permette di ampliare la presenza commerciale fuori dall’Europa in una fase nella quale diversificare i mercati di destinazione è diventato sempre più strategico.
Il negoziato era iniziato nel 2021 e ha richiesto un articolato confronto tra le autorità dei due Paesi sulle condizioni sanitarie e fitosanitarie necessarie per garantire la sicurezza delle esportazioni. Una tappa fondamentale si è svolta nel settembre 2025, quando due ispettori ecuadoriani hanno visitato l’Italia per verificare direttamente i sistemi produttivi. La missione, organizzata da CSO Italy, ha interessato frutteti e stabilimenti, consentendo ai tecnici di valutare sul campo il rispetto delle condizioni previste dal protocollo. Il lavoro ha coinvolto il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, il Servizio fitosanitario della Regione Emilia-Romagna, le imprese e le organizzazioni della filiera.
L’apertura dell’Ecuador assume particolare rilevanza per un comparto che negli ultimi anni ha dovuto affrontare difficoltà significative. La produzione italiana di pere è stata condizionata dagli effetti del cambiamento climatico, dagli eventi meteorologici estremi e dalla diffusione di fitopatie e parassiti che hanno inciso sulla quantità e sulla qualità dei raccolti. A queste criticità si sono aggiunti l’aumento dei costi di produzione e le incertezze dello scenario commerciale internazionale. Individuare nuovi sbocchi diventa quindi essenziale per ridurre la dipendenza da un numero limitato di mercati e offrire alle aziende ulteriori possibilità di valorizzazione del prodotto.
L’Ecuador può rappresentare una destinazione interessante proprio nell’ambito di questa strategia di diversificazione. La posizione geografica permette alle imprese italiane di rafforzare la presenza nell’area sudamericana, mentre tempi di trasporto considerati relativamente contenuti costituiscono un elemento favorevole per un prodotto fresco e delicato come la pera. L’operazione non deve essere letta soltanto in termini di volumi immediati: l’ingresso in un nuovo mercato consente alle aziende di costruire rapporti commerciali, sviluppare nuovi canali distributivi e aumentare progressivamente la riconoscibilità delle produzioni italiane presso importatori e consumatori locali.
L’accordo non significa tuttavia che tutte le aziende possano iniziare automaticamente a esportare. Il Piano operativo prevede specifici requisiti che dovranno essere rispettati dai soggetti interessati. Le imprese saranno chiamate a verificare la conformità dei propri processi e a predisporre gli elenchi dei frutteti e degli stabilimenti destinati alle esportazioni. CSO Italy raccoglierà ed elaborerà queste informazioni, che saranno successivamente trasmesse dal Ministero alle autorità ecuadoriane per l’approvazione. Solo dopo il completamento di questi passaggi potranno partire concretamente le spedizioni, garantendo la tracciabilità e il rispetto delle condizioni fitosanitarie concordate.
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha indicato l’apertura del mercato ecuadoriano come un risultato strategico per una delle produzioni storiche dell’agroalimentare nazionale. Il valore dell’intesa riguarda anche il metodo utilizzato: istituzioni centrali, amministrazioni regionali e operatori economici hanno collaborato per superare una barriera fitosanitaria che impediva l’accesso commerciale. Nel settore ortofrutticolo questo tipo di negoziati può richiedere anni, perché ogni Paese importatore stabilisce condizioni precise per evitare l’introduzione di organismi nocivi e tutelare le proprie coltivazioni.
Per la filiera pericola italiana, particolarmente radicata in Emilia-Romagna, l’intesa con Quito aggiunge quindi un nuovo tassello alla strategia di internazionalizzazione. La possibilità di esportare in Ecuador non risolve le criticità produttive che hanno colpito il comparto, ma amplia gli strumenti commerciali a disposizione delle imprese. Dopo il via libera fitosanitario, l’attenzione si sposta ora sulla capacità delle aziende di completare rapidamente gli adempimenti previsti e trasformare l’accordo istituzionale in ordini, spedizioni e rapporti commerciali duraturi nel mercato sudamericano.


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