Pentagono, Driscoll si dimette dopo gli scontri con Hegseth: nuove tensioni ai vertici militari Usa
- piscitellidaniel
- 53 minuti fa
- Tempo di lettura: 3 min
Nuovo terremoto ai vertici del Pentagono. Dan Driscoll, segretario dell’Esercito degli Stati Uniti, ha presentato le proprie dimissioni al presidente Donald Trump dopo circa diciotto mesi nell’incarico, al termine di una fase caratterizzata da crescenti tensioni con il segretario alla Difesa Pete Hegseth. La Casa Bianca ha confermato l’uscita dell’esponente dell’amministrazione elogiandone il lavoro sulla modernizzazione dell’Esercito, sulla preparazione operativa e sul contributo fornito anche nei negoziati tra Russia e Ucraina. L’addio assume tuttavia un significato più ampio perché arriva dopo una serie di sostituzioni e allontanamenti che hanno modificato profondamente la struttura di comando delle forze armate americane.
Driscoll, veterano della guerra in Iraq con un passato nel venture capital, era stato nominato da Trump e confermato dal Senato nel febbraio 2025. Considerato vicino al vicepresidente JD Vance, suo compagno di studi alla Yale Law School, aveva rapidamente acquisito un ruolo importante nell’amministrazione. Al Pentagono aveva promosso un programma di trasformazione dell’Esercito incentrato sull’utilizzo di tecnologie commerciali, sulla diffusione dei droni, sui sistemi anti-drone e sulla revisione delle procedure di acquisto degli armamenti. La sua impostazione puntava a rendere le forze terrestri più rapide nell’introduzione delle innovazioni emerse dai conflitti contemporanei, riducendo tempi e rigidità del tradizionale sistema di procurement militare.
Proprio questa strategia sarebbe diventata uno dei principali terreni di scontro con Hegseth. Secondo diverse ricostruzioni provenienti da Washington, Driscoll avrebbe maturato la convinzione che alcune delle proprie iniziative di modernizzazione fossero ostacolate e che la rimozione di ufficiali coinvolti nei programmi di trasformazione stesse creando instabilità nell’Esercito. Tra gli episodi più significativi figura l’allontanamento del generale Randy George, capo di Stato maggiore dell’Esercito e sostenitore del processo di rinnovamento. Driscoll avrebbe espresso direttamente a Trump le proprie preoccupazioni sulla situazione della forza armata prima di consegnare le dimissioni.
La sua uscita si inserisce infatti in un quadro di forti cambiamenti nella leadership militare americana. Hegseth ha promosso una profonda revisione dei vertici del Pentagono, accompagnata dalla rimozione o sostituzione di numerosi ufficiali superiori. Le decisioni hanno alimentato un dibattito negli Stati Uniti: i sostenitori del segretario alla Difesa ritengono necessario modificare una struttura considerata troppo burocratica e riportare l’attenzione sulla prontezza operativa e sulla capacità di combattimento; i critici temono invece che l’elevato numero di avvicendamenti possa indebolire la continuità della catena di comando e aumentare il peso delle considerazioni politiche nella selezione dei vertici militari.
Il caso Driscoll appare particolarmente rilevante perché il segretario dell’Esercito era considerato fino a pochi mesi fa uno degli esponenti emergenti dell’amministrazione Trump. Aveva ottenuto durante la conferma anche voti democratici e, grazie alla vicinanza con Vance, disponeva di solidi rapporti all’interno della Casa Bianca. Per un periodo il suo nome era stato persino indicato tra quelli potenzialmente utilizzabili per sostituire Hegseth qualora il presidente avesse deciso di cambiare guida al Pentagono. Il deterioramento dei rapporti tra i due uomini ha quindi assunto una dimensione politica oltre che amministrativa, riflettendo differenti impostazioni sulla gestione e sulla trasformazione delle forze armate.
Durante il suo mandato Driscoll aveva inoltre assunto un ruolo insolito sul piano internazionale. Nel novembre 2025 era stato inviato in Ucraina, partecipando agli sforzi diplomatici statunitensi per favorire un negoziato con la Russia. Parallelamente aveva insistito sulla necessità di imparare rapidamente dalle innovazioni sperimentate sul campo di battaglia, soprattutto per quanto riguarda droni economici, guerra elettronica e capacità di integrare tecnologie sviluppate dal settore privato. La sua strategia prevedeva anche una revisione di alcuni grandi programmi di armamento e una maggiore apertura verso imprese tecnologiche non appartenenti al tradizionale sistema dei grandi fornitori della difesa.
Le dimissioni aprono ora un problema di continuità nella leadership dell’Esercito, mentre Washington gestisce contemporaneamente numerosi dossier militari e geopolitici. Il sottosegretario Michael Obadal rappresenta il naturale candidato a esercitare temporaneamente le funzioni di segretario, anche se l’amministrazione potrà scegliere una diversa soluzione e dovrà successivamente individuare un nome da sottoporre al Senato per la conferma definitiva. L’uscita di Driscoll rafforza nel frattempo il peso di Hegseth nella definizione della nuova struttura del Pentagono e riporta al centro del dibattito americano il confine tra rinnovamento della macchina militare, disciplina della catena di comando e autonomia professionale dei vertici delle forze armate.


Commenti