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Partite Iva, la sanatoria fiscale del passato torna nel perimetro del concordato


Regolarizzazione agevolata, compliance e convenienza economica al centro del nuovo equilibrio tra Fisco e contribuenti

Torna al centro del confronto fiscale il ravvedimento speciale collegato al concordato preventivo biennale, il meccanismo che consente a imprese e lavoratori autonomi di definire annualità pregresse mediante un’imposta sostitutiva. La base normativa è il decreto legislativo 12 febbraio 2024, n. 13, che ha introdotto il concordato, mentre la regolarizzazione retrospettiva è stata prevista dall’articolo 2-quater del decreto-legge 9 agosto 2024, n. 113, convertito dalla legge 7 ottobre 2024, n. 143, e poi riproposta dal decreto-legge 17 giugno 2025, n. 84, convertito dalla legge 30 luglio 2025, n. 108. In termini economici, il contribuente che accetta una base imponibile concordata per il futuro può ottenere anche una definizione agevolata del pregresso.

Sul piano tecnico, il concordato preventivo biennale è uno strumento di compliance con cui l’Agenzia delle entrate formula una proposta di reddito per due periodi d’imposta ai contribuenti ammessi, in particolare ai soggetti interessati dagli ISA. L’adesione non equivale a una sanatoria generalizzata, ma costituisce il presupposto per accedere al ravvedimento speciale, riservato a chi rispetta condizioni soggettive e dichiarative precise. La logica è sostituire l’incertezza dell’accertamento con un assetto pattizio, nel quale il Fisco incassa gettito immediato e il contribuente ottiene maggiore prevedibilità del rischio tributario. Per professionisti e microimprese la convenienza va misurata in concreto, perché il beneficio dipende dalla distanza tra reddito storico, reddito concordato e costo della regolarizzazione.

Il profilo più delicato riguarda la natura della misura. Sotto il profilo giuridico non si tratta di un condono indiscriminato, ma di una definizione agevolata costruita entro un perimetro legislativo puntuale, con imposta sostitutiva e condizioni di accesso tipizzate. Resta però evidente la finalità di far emergere basi imponibili pregresse e di ridurre il contenzioso potenziale. Per questo il tema continua a dividere: da un lato l’amministrazione finanziaria valorizza il recupero di gettito e l’emersione spontanea, dall’altro professionisti e operatori osservano che il ripetersi di strumenti straordinari può alterare il rapporto tra contribuenti regolari e contribuenti che attendono misure di favore.

Anche sul piano operativo il dossier richiede attenzione. Le indicazioni dell’Agenzia delle entrate precisano che l’accesso al ravvedimento speciale resta collegato all’adesione al concordato e a requisiti specifici, mentre la normativa più recente ha fissato tempi e modalità di versamento, compresa la rateazione entro i limiti di legge. Per le partite Iva il punto decisivo non è solo la riapertura della misura, ma la verifica della convenienza rispetto al regime di accertamento, considerando liquidità, affidabilità fiscale e sostenibilità del carico tributario. Il ritorno della sanatoria del passato assume così il valore di una scelta di politica tributaria orientata alla compliance negoziata.


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