Oulx, frontiera d’Europa: l’esilio tra controllo e solidarietà

Didier Fassin e Anne-Claire Defossez raccontano cinque anni di ricerca sulla rotta alpina verso la Francia.
Oulx è uno degli ultimi passaggi italiani lungo la rotta alpina verso la Francia. Per anni il Rifugio Fraternità Massi ha rappresentato un presidio essenziale per chi arrivava in Val di Susa dopo mesi o anni di viaggio. La sua chiusura, avvenuta il 1° settembre 2026 per la mancanza di contributi istituzionali e fondi pubblici, rende ancora più evidente la fragilità delle infrastrutture di accoglienza lungo le frontiere interne europee.
Didier Fassin e Anne-Claire Defossez hanno studiato per cinque anni proprio questo territorio, osservando le relazioni tra persone in transito, volontari e forze dell’ordine. La scelta terminologica è centrale: parlano di esuli, non semplicemente di migranti o rifugiati. L’esilio descrive una condizione che precede le classificazioni amministrative e restituisce la dimensione umana di chi è costretto a lasciare un luogo e a cercarne un altro nel quale poter vivere.
La frontiera di Oulx diventa così un laboratorio nel quale si incontrano controllo, vulnerabilità e solidarietà. I ricercatori descrivono una forma di violenza strutturale che non si manifesta soltanto attraverso singoli episodi, ma anche attraverso procedure, attese, respingimenti e ostacoli che prolungano l’incertezza.
Il lavoro richiama inoltre una responsabilità collettiva legata alla storia coloniale europea. Le rotte contemporanee non possono essere separate dai rapporti economici, politici e militari che hanno collegato per secoli Europa, Africa e Medio Oriente. Questa prospettiva sposta l’attenzione dal singolo attraversamento al sistema che lo produce.
Accanto alla dimensione coercitiva emerge però la continuità delle reti solidali. Migliaia di cittadini, associazioni e volontari hanno offerto assistenza materiale e momenti di normalità a persone spesso private di ogni stabilità. Anche il ricambio generazionale tra chi presta aiuto mostra che l’accoglienza non è soltanto un servizio: può diventare una pratica civile capace di resistere alla progressiva chiusura delle frontiere. A Oulx, la linea che separa due Stati racconta soprattutto il modo in cui l’Europa decide chi può attraversarla e a quali condizioni.






Commenti