Oro italiano, 1.061 tonnellate restano a New York: il caso olandese riapre il dibattito sulle riserve
- piscitellidaniel
- 1 giorno fa
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La decisione della banca centrale olandese di ridurre la quantità di oro custodita negli Stati Uniti riaccende l'attenzione sulle riserve auree italiane. La Banca d'Italia possiede complessivamente circa 2.452 tonnellate d'oro, uno dei patrimoni aurei ufficiali più consistenti al mondo, e una parte molto rilevante si trova oltre Atlantico. Negli Stati Uniti sono conservate 1.061,5 tonnellate, pari al 43,29% dell'intera riserva nazionale, mentre poco meno di 1.100 tonnellate si trovano in Italia. Quote decisamente inferiori sono custodite in Svizzera, con circa 149 tonnellate, e nel Regno Unito, con poco più di 141 tonnellate. La scelta dei Paesi Bassi di modificare la geografia dei propri lingotti solleva quindi una domanda anche per Roma: mantenere una quota così elevata a New York continua a rappresentare la soluzione più conveniente?
La presenza dell'oro italiano negli Stati Uniti ha profonde ragioni storiche. Nel secondo dopoguerra l'Italia tornò progressivamente ad accumulare valuta estera grazie alla crescita delle esportazioni e una parte dei dollari ottenuti venne utilizzata per acquistare oro direttamente sui mercati nordamericani. Molti lingotti rimasero quindi depositati nel luogo in cui erano stati acquistati, presso la Federal Reserve Bank of New York. La scelta mantiene ancora oggi una logica finanziaria: distribuire le riserve tra più Paesi consente di diversificare i rischi e avere una parte del metallo nelle principali piazze internazionali permette, almeno in determinate circostanze, di utilizzarlo senza affrontare preventivamente costosi e complessi trasferimenti fisici.
Il tema è tornato di attualità dopo la mossa della De Nederlandsche Bank. Tra marzo e agosto 2026 l'istituto olandese ha riallocato circa 86 tonnellate d'oro precedentemente detenute in Nord America, aumentando sensibilmente la quota conservata a Londra. Dopo l'operazione, la percentuale delle riserve olandesi custodita a New York è scesa dal 31,3% al 18,5%, mentre quella depositata nella capitale britannica è salita dal 18,1% al 32,1%. La banca centrale ha motivato la decisione con l'aumento dell'instabilità geopolitica, la necessità di distribuire meglio i rischi e soprattutto l'esigenza di rendere il patrimonio aureo più facilmente utilizzabile in caso di una crisi particolarmente grave.
L'operazione olandese non è consistita semplicemente nel riportare fisicamente tutti i lingotti in Europa. Circa 59 tonnellate sono state vendute a New York e riacquistate a Londra, mentre oltre 27 tonnellate sono state trasferite fisicamente dal Nord America nei Paesi Bassi, accompagnate da un contemporaneo spostamento verso Londra di una quantità analoga di oro già conforme agli standard internazionali di negoziazione. Il patrimonio complessivo della banca centrale è rimasto invariato a 612,4 tonnellate. A cambiare è stata la sua distribuzione geografica, con l'obiettivo di rendere più equilibrata l'esposizione tra diverse giurisdizioni e aumentare la liquidità delle riserve.
L'Italia non sarebbe obbligata a mantenere negli Stati Uniti l'attuale quota del proprio patrimonio. La gestione delle riserve ufficiali compete però alla Banca d'Italia, nell'ambito delle regole dell'Eurosistema e dell'indipendenza riconosciuta alla banca centrale. Anche il dibattito politico sulla proprietà dell'oro non modifica automaticamente la gestione o la collocazione dei lingotti. Il metallo custodito presso la Federal Reserve resta infatti di proprietà italiana: la banca centrale statunitense svolge il ruolo di depositaria e la localizzazione fisica negli Stati Uniti non comporta un trasferimento della titolarità. Un'eventuale modifica della distribuzione geografica dovrebbe quindi essere valutata sulla base di criteri di sicurezza, diversificazione, liquidità e costi.
Le strategie adottate dagli altri grandi Paesi europei dimostrano inoltre che non esiste un'unica soluzione. La Francia ha eliminato la propria quota residua conservata a New York, mentre la Germania, dopo aver riportato centinaia di tonnellate a Francoforte negli anni scorsi, continua a mantenere una parte significativa delle riserve presso la Federal Reserve. L'Olanda ha scelto invece una strada intermedia, riducendo l'esposizione americana senza abbandonarla e rafforzando Londra, considerata una delle principali piazze mondiali per la negoziazione dell'oro fisico. La questione centrale non riguarda quindi soltanto la sicurezza materiale dei caveau, ma la possibilità di accedere rapidamente al metallo in scenari finanziari estremi.
Il tema assume un peso ancora maggiore considerando il valore raggiunto dall'oro. Alla fine del 2025 le riserve auree della Banca d'Italia valevano circa 289 miliardi di euro, in forte crescita rispetto all'anno precedente, e l'ulteriore aumento delle quotazioni ha accresciuto significativamente questo patrimonio nel corso del 2026. Le sole 1.061,5 tonnellate conservate negli Stati Uniti rappresentano ormai un valore superiore ai 130 miliardi di euro alle quotazioni di inizio settembre. In un contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche e da una crescente attenzione delle banche centrali alla distribuzione geografica delle riserve, la collocazione dei lingotti diventa così parte integrante della strategia di gestione del rischio, riportando al centro del confronto il delicato equilibrio tra sicurezza, diversificazione e disponibilità immediata dell'oro nazionale.


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