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Omicidio Caruana Galizia, assolto Yorgen Fenech: dopo nove anni resta senza un mandante il delitto che sconvolse Malta

A quasi nove anni dall’assassinio della giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia, la giustizia maltese assolve l’uomo che l’accusa aveva indicato come il presunto mandante dell’attentato. Yorgen Fenech, imprenditore ed erede del gruppo Tumas, è stato dichiarato non colpevole delle accuse di cospirazione e complicità nell’omicidio. Il verdetto è arrivato il 2 settembre 2026, al termine di circa otto ore di camera di consiglio: otto dei nove giurati si sono pronunciati per l’assoluzione, mentre soltanto uno ha sostenuto la tesi dell’accusa. Una decisione destinata a riaprire il dibattito politico e giudiziario a Malta, perché gli esecutori e altri soggetti coinvolti nell’organizzazione materiale dell’attentato sono stati individuati e condannati, ma resta ancora senza una responsabilità giudiziariamente accertata la domanda fondamentale: chi ordinò di uccidere la giornalista?


Daphne Caruana Galizia, 53 anni, venne assassinata il 16 ottobre 2017 dall’esplosione di una bomba collocata nella sua automobile vicino alla sua abitazione di Bidnija. La reporter era diventata uno dei volti più conosciuti del giornalismo investigativo maltese grazie alle sue inchieste sulla corruzione, sui rapporti tra politica e affari e sui collegamenti emersi attraverso i Panama Papers. L’omicidio provocò una reazione internazionale e trasformò Malta nel centro di una discussione europea sullo Stato di diritto e sulla libertà di stampa. Le indagini portarono rapidamente all’individuazione degli esecutori materiali, ma fu soltanto nel 2019 che l’inchiesta arrivò fino a Fenech, indicato dall’intermediario Melvin Theuma come l’uomo che avrebbe finanziato l’operazione.


Secondo la ricostruzione sostenuta dall’accusa, Theuma avrebbe ricevuto 150 mila euro per organizzare l’assassinio. L’intermediario ottenne nel 2019 la grazia presidenziale in cambio della collaborazione con gli investigatori e le sue dichiarazioni divennero un elemento centrale del procedimento contro Fenech. L’imprenditore venne arrestato il 20 novembre 2019, mentre il suo yacht stava lasciando Malta. L’arresto contribuì a innescare una crisi politica che investì direttamente il governo guidato da Joseph Muscat, poi dimessosi dalla carica di primo ministro. Fenech ha sempre negato di essere il mandante dell’omicidio e, durante il processo, la difesa ha contestato l’affidabilità della ricostruzione fornita da Theuma.


Il processo, iniziato il 1° luglio 2026, ha riportato al centro dell’attenzione anche i rapporti tra l’imprenditore e alcuni esponenti di primo piano del sistema politico maltese dell’epoca. Durante la propria testimonianza Fenech ha indicato Keith Schembri, già capo di gabinetto di Muscat, come il vero responsabile dell’ordine di eliminare Caruana Galizia. Schembri ha sempre respinto ogni coinvolgimento e non era imputato nel procedimento conclusosi con l’assoluzione dell’imprenditore. La difesa è riuscita comunque a introdurre dubbi sufficienti sulla ricostruzione dell’accusa e sull’attendibilità delle prove utilizzate per collegare direttamente Fenech alla decisione di assassinare la giornalista.


Il verdetto non modifica invece le responsabilità già accertate nei confronti di chi partecipò alla preparazione e all’esecuzione dell’attentato. Diverse persone sono state condannate per il loro ruolo nell’omicidio, compresi gli uomini coinvolti nella preparazione e nell’esplosione della bomba. L’assoluzione di Fenech crea però una frattura decisiva nella ricostruzione complessiva del delitto: esistono responsabilità giudiziarie per l’esecuzione dell’attentato, ma nessuno è stato riconosciuto colpevole di averne impartito l’ordine. È proprio questo elemento ad aver provocato una forte reazione da parte della famiglia Caruana Galizia, degli attivisti e delle organizzazioni impegnate nella difesa della libertà di stampa.


Sul caso pesa inoltre il risultato dell’inchiesta pubblica indipendente conclusa il 29 luglio 2021. I magistrati incaricati dell’indagine stabilirono che lo Stato maltese doveva essere considerato responsabile delle circostanze che avevano reso possibile l’assassinio, descrivendo un contesto nel quale si era sviluppata una cultura dell’impunità. Quella valutazione aveva rafforzato le richieste di riforme istituzionali e di maggiore tutela per i giornalisti investigativi. Il procedimento contro Fenech era quindi diventato molto più di un processo a un singolo imputato: rappresentava uno dei passaggi decisivi per stabilire se, oltre agli esecutori materiali, sarebbe stato possibile individuare anche il livello superiore della catena criminale.


L’assoluzione di Yorgen Fenech lascia aperta proprio questa parte della vicenda. A distanza di quasi nove anni dall’autobomba che uccise Daphne Caruana Galizia, Malta dispone di condanne per l’organizzazione materiale dell’attentato e della confessione di un intermediario, ma non di una sentenza che identifichi il mandante. Il caso continua così a rappresentare una delle vicende più controverse della recente storia europea, intrecciando giornalismo investigativo, politica, grandi interessi economici e Stato di diritto, mentre rimane irrisolto il punto centrale dell’inchiesta sull’assassinio della reporter maltese.

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