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Napoli, un piano industriale per attrarre investimenti ad alto impatto e riportare i giovani nel Mezzogiorno

1 ora fa
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Napoli e il Mezzogiorno hanno bisogno di un piano industriale pluriennale capace di attrarre investimenti manifatturieri ad alto impatto, creare occupazione qualificata e contrastare la fuga dei giovani. È la linea indicata dal presidente dell’Unione Industriali Napoli, Vittorio Genna, nella sua prima assemblea annuale alla guida dell’associazione. L’appuntamento, dedicato al tema “Tornare a crescere”, ha riunito rappresentanti delle imprese e delle istituzioni, tra cui il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il presidente della Regione Campania Roberto Fico e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Al centro del confronto la necessità di trasformare le opportunità disponibili in una politica di sviluppo stabile, superando la logica degli interventi episodici.


La richiesta degli industriali parte da una convinzione: per ridurre strutturalmente il divario territoriale non basta aumentare la quantità degli investimenti, ma occorre selezionare quelli capaci di produrre valore aggiunto, innovazione e occupazione qualificata. Napoli dispone di università, centri di ricerca, competenze industriali e una posizione strategica nel Mediterraneo, ma continua a perdere una parte significativa dei giovani formati sul territorio. Da qui l’obiettivo di creare condizioni che consentano non soltanto di trattenere le professionalità disponibili, ma anche di favorire il ritorno di chi ha scelto altre regioni italiane o l’estero per costruire la propria carriera. Il capitale umano diventa così una componente centrale della strategia industriale.


Un ruolo decisivo può essere svolto dalla Zes unica per il Mezzogiorno, che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nelle politiche di attrazione degli investimenti. Alla semplificazione delle autorizzazioni si affiancano gli incentivi destinati alle imprese che realizzano nuovi programmi produttivi nelle regioni meridionali. La Campania è tra i territori maggiormente interessati dalle procedure della Zes e può utilizzare questo strumento per intercettare capitali nazionali e internazionali. Per gli industriali, tuttavia, gli incentivi devono essere inseriti in una visione più ampia: infrastrutture efficienti, tempi amministrativi prevedibili, disponibilità di aree produttive, energia competitiva e certezza delle regole rappresentano condizioni indispensabili per convincere un'impresa a localizzare un investimento di lungo periodo.


La strategia guarda soprattutto alla manifattura avanzata e ai settori nei quali Napoli e la Campania possono costruire un vantaggio competitivo. Aerospazio, automotive, farmaceutica, tecnologie digitali, economia del mare, energia e agroindustria costituiscono alcune delle filiere sulle quali rafforzare l'integrazione tra grandi imprese e piccole e medie aziende. L'obiettivo non è semplicemente insediare nuovi stabilimenti, ma generare ecosistemi industriali capaci di coinvolgere fornitori locali, università e centri di ricerca. È questo effetto moltiplicatore a determinare la reale qualità di un investimento: un nuovo insediamento produce un impatto molto maggiore quando crea commesse sul territorio, sviluppa competenze e favorisce la nascita di ulteriori attività imprenditoriali.


La partita passa inevitabilmente anche dalle infrastrutture. Porto di Napoli, collegamenti ferroviari, logistica e reti digitali possono rafforzare il ruolo della città come piattaforma produttiva e commerciale nel Mediterraneo. La crescita dei traffici e il progressivo spostamento degli equilibri economici verso il bacino mediterraneo offrono opportunità che richiedono però una capacità di programmazione coerente. La competitività di un territorio viene valutata dagli investitori attraverso l'intero sistema: tempi di trasporto, collegamenti con i mercati, disponibilità di competenze, qualità dei servizi e rapidità delle autorizzazioni incidono sulla decisione finale almeno quanto gli incentivi economici.


Particolare attenzione viene riservata al rapporto tra formazione e impresa. La presenza di importanti atenei rappresenta uno dei principali punti di forza dell'area napoletana, ma il sistema produttivo deve essere in grado di assorbire le competenze generate. Rafforzare il dialogo tra università, ITS Academy e aziende significa costruire percorsi formativi collegati alle professionalità realmente richieste, soprattutto nei settori tecnologici e industriali. Il recupero dei cosiddetti “cervelli in fuga” passa infatti dalla disponibilità di posti di lavoro qualificati, prospettive professionali e retribuzioni competitive, non soltanto da iniziative destinate a favorire il rientro.


La proposta di un piano pluriennale punta quindi a dare continuità alla fase successiva agli investimenti straordinari degli ultimi anni. Per Napoli la sfida è trasformare Zes, infrastrutture, capitale umano e specializzazioni industriali in una politica coordinata di attrazione degli investimenti, capace di offrire agli operatori una prospettiva stabile. Il confronto aperto dagli industriali mette al centro proprio la necessità di una collaborazione costante tra imprese, Comune, Regione e Governo, affinché la crescita produttiva possa diventare uno strumento per ampliare l'occupazione qualificata e rendere il territorio più competitivo nella scelta delle nuove localizzazioni industriali.

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