Microfibre, la moda si allea per ridurre l’inquinamento tessile

Nike, Patagonia, Under Armour, lululemon, Cotopaxi e REI Co-op tra i partecipanti alla Microfiber Action Alliance.
The Nature Conservancy avvia la Microfiber Action Alliance, una collaborazione fra imprese e scienza per ridurre l’inquinamento da microfibre. Tra i partecipanti iniziali figurano Nike, Patagonia, Under Armour, lululemon, Cotopaxi e REI Co-op. L’obiettivo è accelerare l’impiego di soluzioni verificabili nelle filiere tessili e condividere con il settore le conoscenze ricavate dall’applicazione.
Le microfibre sono particelle che si distaccano dai tessuti durante produzione, utilizzo e lavaggio. Il problema riguarda i materiali sintetici, ma anche fibre naturali trattate con coloranti, ammorbidenti o finissaggi. Occorre distinguere microfibre e microplastiche: le prime descrivono la forma fibrosa delle particelle, mentre le seconde rimandano alla loro natura plastica. Le due categorie si sovrappongono soltanto in parte.
La dispersione non avviene esclusivamente nelle lavatrici domestiche. Anche la fabbricazione dell’abbigliamento può contribuire alle emissioni, rendendo rilevanti gli interventi a monte. L’alleanza intende lavorare nelle catene di fornitura delle aziende partecipanti, individuare le pratiche efficaci e favorirne una diffusione più ampia. Il programma integra il lavoro scientifico del Microfibre Consortium sulla frammentazione delle fibre.
Fra gli strumenti indicati da The Nature Conservancy rientrano filtrazione negli stabilimenti, innovazioni nei materiali e modifiche dei processi produttivi. Progettazione dei tessuti, scelta dei filati e costruzione del capo possono essere valutate anche rispetto alla quantità di fibre rilasciate. La lettura industriale dell’iniziativa suggerisce di inserire questo parametro nelle decisioni di sviluppo, senza limitare la valutazione ambientale alla composizione dichiarata del materiale.
La disponibilità di guide dedicate a produzione, approvvigionamento e design rende operativo il progetto. I documenti elaborati con il 5 Gyres Institute descrivono interventi su filtrazione, lavaggio e finissaggio, oltre a strumenti per coinvolgere i fornitori e orientare le scelte dei materiali. Il programma richiama possibili benefici associati, fra cui risparmio idrico, contenimento dei costi e maggiore durata, da valutare nelle specifiche condizioni di utilizzo.
L’annuncio non attribuisce ai marchi un risultato quantitativo già raggiunto né certifica che i loro prodotti siano privi di emissioni. Le aziende interessate possono aderire al percorso, che prevede applicazioni nelle filiere e scambio delle evidenze raccolte.






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